Cento nuovi mattini al Monte Eus
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di Fabrizio Fratagnoli

Ogni arrampicatore ha le sue grandi passioni, i suoi sogni e le sue piccole manie, ma solo ai più fortunati è dato di avere tanti nuovi mattini…
Così che mi trovo oggi a scrivere un commento e qualche riflessione sulla verticalissima parete sud del monte Eus in Val Verzasca, da cui sono rimasto affascinato. Non amo molto camminare anche se mi piace arrampicare in montagna ed, negli ultimi anni, aprire nuove vie di roccia scalando dal basso su grandi pareti. Va da sé che per arrivare alla base delle pareti, o si è molto facoltosi e ci si fa trasportare da un elicottero insieme al proprio socio ed ai sempre troppi chilogrammi di ferraglia varia e cordame assortito, oppure, ci si carica in spalla il materiale, e ci si incammina baldanzosi e felici.

Il tragitto solitamente si svolge lungo ameni sentieri con improbabili pendenze, oppure, in mancanza di sentiero, dando libero sfogo ai più repressi istinti demenziali, lungo un’ipotetica e forsennata linea retta, idealmente tracciata tra il parcheggio della propria autovettura e la base della montagna oggetto dei nostri desideri. In questo secondo caso è d’uso perdersi in enigmatici boschi di rovi, attraversare instabili pietraie verticali o risalire, in aderenza, facili canaloni rocciosi di 3 e 4 grado UIAA bagnato.

Devo anche confessare che più di una volta, nel tentativo di raggiungere nuove ed inesplorate pareti, in mancanza (talvolta solo apparente ) di sentiero, mi sono ritrovato a seguire quei tortuosi sentierini che gli animali selvatici con il loro continuo e più sensato andirivieni, tracciano sul terreno: raramente però gli animali selvatici in questione, nel loro quotidiano andirivieni, hanno come meta la base delle pareti... Così, non rientrando fra le folte schiere dei facoltosi, ogni volta che voglio scalare o aprire una nuova via al monte Eus mi tocca camminare…

Per una perversa forma di autodifesa non ho mai voluto tenere il conto di quante volte ho salito e sceso quel sentiero, come se il numero di volte andasse a pesare ulteriormente sul già pesante saccone che ad ogni tornata devo portarmi in spalla. In questi quasi vent' anni di arrampicata ho aperto e scalato tante vie: lunghe e corte, facili e meno facili, in montagna ed in falesia e su ogni tipo di roccia; così ho avuto la fortuna di arrampicare in tanti luoghi del nostro beneamato arco alpino e non solo … Quindi, se uno sfaticato come me, con le ginocchia ormai scricchiolanti, continua ad andare a scalare al monte Eus, al di là delle “piccole manie” di cui sopra, significa che la roccia e le linee della parete sud di questa montagna, sono veramente uniche!

Per me, al monte Eus, tutto cominciò quattro anni fa: era l’autunno del 2001 quando il caro amico Maurizio mi parlò di una parete situata in Svizzera, molto ampia, di circa 400 metri di altezza, non placcosa, con un avvicinamento di circa un’ora e trenta minuti e dove fino ad allora era stata aperta una sola via.

Ricordo la curiosità, lo stupore, era ormai da tempo che giravo le valli del Ticino alla ricerca di qualche bella parete dove poter aprire una nuova Via, e l’euforia andarono subito ai massimi livelli. Così dopo qualche mese riuscimmo a reperire la relazione dell’unica Via esistente sulla parete da alcuni amici che tempo addietro ne avevano tentato la ripetizione. Il piano di attacco era presto fatto: andare a ripetere la “Magic Rampit”, così si chiama la via che già esisteva, per poter valutare nel contempo le caratteristiche della parete e le eventuali possibilità di apertura di nuove vie. Devo confessare che da parte mia dopo l’entusiasmo iniziale seguì un certo scetticismo sulle potenzialità di questo fantomatico monte Eus che all’alba del nuovo millennio era percorso da una sola Via: ad oggi sono veramente poche le belle pareti, situate nell’arco alpino, vergini o quasi...

Comunque partimmo, agguerriti e sprovveduti, tant’è che, causa le informazioni un po’ vaghe sull’avvicinamento stradale e non, al momento di incamminarci lungo l’ipotetico sentiero di avvicinamento capimmo subito che era troppo tardi per poter sperare di riuscire nel nostro programma per la giornata. Si ripiegò così sul piano B: ovvero arrivare alla base della parete armati del solo binocolo per riuscire ad individuare una linea di salita. L’ora e trenta di cammino furono abbondantemente ripagate dalla vista di questa imponente parete. Ricordo che non fu facile scoprire quella che poi sarebbe diventata la linea di “Cacciatori di pareti”. Dopo quel primo mattino un po’incerto, ne seguirono molti altri... uno più emozionante e faticoso dell’altro e così nacquero anche Gaja e Và pensiero ...ma la storia non finisce qui!

Il monte Eus nel suo essere un piccolo monte, di quota medio bassa e con un solo, benchè ampio, versante scalabile, possiede quel qualcosa in più… Quel qualcosa che ogni volta mi fa ritornare e scoprire un nuovo aspetto, una nuova prospettiva regalandomi sempre nuove emozioni. Però, purtroppo o per fortuna, è difficile comunicare “quel qualcosa in più”, quelle emozioni, con le sole parole, perché le esperienze e le immagini della memoria dei giorni vissuti in parete sono qualcosa di troppo intimo per riuscire a parlarne con senso compiuto. E’ quindi inutile parlare di forme bizzarre che l’acqua ed i ghiacci hanno scolpito su questa roccia; fessure, muri, diedri, placche e strapiombi apparentemente impossibili. Di isolamento e di pace che solo le grandi montagne possiedono. Architetture improbabili che ti incantano con la loro perenne sfida alla forza di gravità, sempre nella speranza recondita che la sfida non venga persa proprio quando ci si trovi a passare da quelle parti, di linee repulsive e di esposizione che ti attraggono irrimediabilmente, di luci, di vento e di spirito. Quindi, se qualche membro della “minoranza arrampicante”, colto da irrefrenabile curiosità, decidesse di provare a scalare una delle Vie al monte Eus è meglio che tenga presente alcune cose…ovvie… e meno ovvie:

  • 1 Se si parte dall’Italia per andare a scalare all'Eus in giornata, è bene come si usava una volta, puntare la sveglia un po’ presto.
  • 2 Ricordarsi che la Svizzera è un bellissimo Paese e che gli svizzeri sono molto gelosi delle loro belle montagne e non solo... , quindi, massima attenzione nel parcheggio dell’auto e sacro rispetto dell’ambiente. Inoltre, nel periodo autunnale, è meglio lasciare un biglietto (sull’auto) che indichi chiaramente che si è solo poveri arrampicatori e non cacciatori o cercatori di funghi... (gli idioti sono sempre in agguato ).
  • 3 Portare molta acqua: le giornate al monte Eus sono sempre molto lunghe e la parete è esposta in pieno sud.
  • 4 Il bel torrente che si deve attraversare all’inizio dell’avvicinamento non sempre è superabile saltando da un masso all’altro come caprette, quindi evitare improbabili guadi e nel caso munirsi di una buona carrucola per attraversare appesi ad un cavo d’acciaio teso fra le due sponde.
  • 5 Nei mesi più caldi fare una certa attenzione alla fauna stanziale del luogo: vipere e zecche (evitare il pantalone corto... o la gonna).
  • 6 Le relazioni delle Vie al monte Eus sono abbastanza dettagliate: è bene però cercare di calcolare esattamente i tempi necessari per l’avvicinamento alla parete, non brevissimo, l’individuazione della via, i nomi sono scritti alla base, (ma la parete è molto ampia), il tempo di salita (dipende molto dal livello a vista) e quello di discesa (le doppie non sono propriamente friendly) e per il ritorno all’auto con ancora un po’ di luce (troppe volte io stesso sono sceso con il buio).
  • 7 La roccia del monte Eus è molto varia e generosa... , però deve essere capita. Quindi, per una maggior soddisfazione, consiglio di tentare di scalare tutti i tiri in libera, anche ripetendoli qualora non venissero a vista, a costo anche di non terminare la via in giornata. La parete è sempre a disposizione... e non è il Cerro Torre!
  • 8 Se in alcuni tratti la chiodatura dovesse sembrare troppo ravvicinata o troppo distanziata, ricordarsi che le vie sono state tutte aperte dal basso, con il trapano e le batterie in spalla (più altra ferraglia che non elenco) e che la roccia, agli apritori, ahimè non sempre si presentava così pulita e così sana come ai ripetitori…
  • 9 Terminata la via purtroppo non c’è una vetta vera e propria, ma il panorama è bello e vale la pena di contemplarlo e tornare, con la mente, alla parete appena scalata...
  • 10 Come già accennato, le discese in doppia talvolta non sono molto amichevoli, soprattutto con l’arrampicatore sprovveduto e/o stanco. Quindi attenzione. Volendo portarsi le scarpe fino in cima è anche possibile scendere a piedi...
  • 11 I caratteristici Grotti Ticinesi sono un po’ costosi, ma accoglienti e solitamente, si mangia e si beve abbastanza bene, quindi considerando che sicuramente l’ora del ritorno all’auto coinciderà con l’ora di cena…

La parete sud del monte Eus è una parete complessa e difficile e, soprattutto in alcune sezioni, non offre molto all’arrampicatore. Così le vie aperte su questa parete seguono una logica vecchio stile: i tracciati infatti non ricercano il passaggio più estetico o più impegnativo bensì cercano, talvolta tortuosamente, l’unica possibile via d’uscita verso l’alto. Con questo credo di aver terminato il mio piccolo vademecum sul monte Eus e nella speranza di aver dato qualche suggerimento utile e di aver suscitato un po’ di curiosità su questo angolo nascosto del nostro arco alpino, auguro un buon nuovo mattino...

foto | credito

Fabrizio Fratagnoli

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