|
di Fabrizio Fratagnoli
Ogni arrampicatore ha le sue grandi passioni, i suoi sogni e le sue piccole manie, ma solo ai più fortunati è dato di avere tanti nuovi mattini… Il tragitto solitamente si svolge lungo ameni sentieri con improbabili pendenze, oppure, in mancanza di sentiero, dando libero sfogo ai più repressi istinti demenziali, lungo un’ipotetica e forsennata linea retta, idealmente tracciata tra il parcheggio della propria autovettura e la base della montagna oggetto dei nostri desideri. In questo secondo caso è d’uso perdersi in enigmatici boschi di rovi, attraversare instabili pietraie verticali o risalire, in aderenza, facili canaloni rocciosi di 3 e 4 grado UIAA bagnato. Devo anche confessare che più di una volta, nel tentativo di raggiungere nuove ed inesplorate pareti, in mancanza (talvolta solo apparente ) di sentiero, mi sono ritrovato a seguire quei tortuosi sentierini che gli animali selvatici con il loro continuo e più sensato andirivieni, tracciano sul terreno: raramente però gli animali selvatici in questione, nel loro quotidiano andirivieni, hanno come meta la base delle pareti... Così, non rientrando fra le folte schiere dei facoltosi, ogni volta che voglio scalare o aprire una nuova via al monte Eus mi tocca camminare… Per una perversa forma di autodifesa non ho mai voluto tenere il conto di quante volte ho salito e sceso quel sentiero, come se il numero di volte andasse a pesare ulteriormente sul già pesante saccone che ad ogni tornata devo portarmi in spalla. In questi quasi vent' anni di arrampicata ho aperto e scalato tante vie: lunghe e corte, facili e meno facili, in montagna ed in falesia e su ogni tipo di roccia; così ho avuto la fortuna di arrampicare in tanti luoghi del nostro beneamato arco alpino e non solo … Quindi, se uno sfaticato come me, con le ginocchia ormai scricchiolanti, continua ad andare a scalare al monte Eus, al di là delle “piccole manie” di cui sopra, significa che la roccia e le linee della parete sud di questa montagna, sono veramente uniche! Per me, al monte Eus, tutto cominciò quattro anni fa: era l’autunno del 2001 quando il caro amico Maurizio mi parlò di una parete situata in Svizzera, molto ampia, di circa 400 metri di altezza, non placcosa, con un avvicinamento di circa un’ora e trenta minuti e dove fino ad allora era stata aperta una sola via. Ricordo la curiosità, lo stupore, era ormai da tempo che giravo le valli del Ticino alla ricerca di qualche bella parete dove poter aprire una nuova Via, e l’euforia andarono subito ai massimi livelli. Così dopo qualche mese riuscimmo a reperire la relazione dell’unica Via esistente sulla parete da alcuni amici che tempo addietro ne avevano tentato la ripetizione. Il piano di attacco era presto fatto: andare a ripetere la “Magic Rampit”, così si chiama la via che già esisteva, per poter valutare nel contempo le caratteristiche della parete e le eventuali possibilità di apertura di nuove vie. Devo confessare che da parte mia dopo l’entusiasmo iniziale seguì un certo scetticismo sulle potenzialità di questo fantomatico monte Eus che all’alba del nuovo millennio era percorso da una sola Via: ad oggi sono veramente poche le belle pareti, situate nell’arco alpino, vergini o quasi... Comunque partimmo, agguerriti e sprovveduti, tant’è che, causa le informazioni un po’ vaghe sull’avvicinamento stradale e non, al momento di incamminarci lungo l’ipotetico sentiero di avvicinamento capimmo subito che era troppo tardi per poter sperare di riuscire nel nostro programma per la giornata. Si ripiegò così sul piano B: ovvero arrivare alla base della parete armati del solo binocolo per riuscire ad individuare una linea di salita. L’ora e trenta di cammino furono abbondantemente ripagate dalla vista di questa imponente parete. Ricordo che non fu facile scoprire quella che poi sarebbe diventata la linea di “Cacciatori di pareti”. Dopo quel primo mattino un po’incerto, ne seguirono molti altri... uno più emozionante e faticoso dell’altro e così nacquero anche Gaja e Và pensiero ...ma la storia non finisce qui! Il monte Eus nel suo essere un piccolo monte, di quota medio bassa e con un solo, benchè ampio, versante scalabile, possiede quel qualcosa in più… Quel qualcosa che ogni volta mi fa ritornare e scoprire un nuovo aspetto, una nuova prospettiva regalandomi sempre nuove emozioni. Però, purtroppo o per fortuna, è difficile comunicare “quel qualcosa in più”, quelle emozioni, con le sole parole, perché le esperienze e le immagini della memoria dei giorni vissuti in parete sono qualcosa di troppo intimo per riuscire a parlarne con senso compiuto. E’ quindi inutile parlare di forme bizzarre che l’acqua ed i ghiacci hanno scolpito su questa roccia; fessure, muri, diedri, placche e strapiombi apparentemente impossibili. Di isolamento e di pace che solo le grandi montagne possiedono. Architetture improbabili che ti incantano con la loro perenne sfida alla forza di gravità, sempre nella speranza recondita che la sfida non venga persa proprio quando ci si trovi a passare da quelle parti, di linee repulsive e di esposizione che ti attraggono irrimediabilmente, di luci, di vento e di spirito. Quindi, se qualche membro della “minoranza arrampicante”, colto da irrefrenabile curiosità, decidesse di provare a scalare una delle Vie al monte Eus è meglio che tenga presente alcune cose…ovvie… e meno ovvie:
La parete sud del monte Eus è una parete complessa e difficile e, soprattutto in alcune sezioni, non offre molto all’arrampicatore. Così le vie aperte su questa parete seguono una logica vecchio stile: i tracciati infatti non ricercano il passaggio più estetico o più impegnativo bensì cercano, talvolta tortuosamente, l’unica possibile via d’uscita verso l’alto. Con questo credo di aver terminato il mio piccolo vademecum sul monte Eus e nella speranza di aver dato qualche suggerimento utile e di aver suscitato un po’ di curiosità su questo angolo nascosto del nostro arco alpino, auguro un buon nuovo mattino... foto | creditoFabrizio Fratagnoli
approfondimentiEus |





