Prima invernale alla direttissima Mittelruck
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di Paolo Crosa Lenz

Una grande impresa dell’alpinismo ossolano sui monti della Valle Antrona. Agli inizi di febbraio 2002 è stata percorsa in prima invernale la via direttissima alla parete est del Mittelruck. Protagonisti dell’impresa sono Paolo Stoppini, 38 anni, aspirante guida alpina di Vanzone, Pietro Garanzini, 23 anni, di Formazza e Stefano DeLuca, 32 anni, aspirante guida alpina di Domodossola. Il Mittelruck (“cima di mezzo”, tra il Bottarello e l’Andolla), in italiano si chiama Pizzo di Loranco, ma è più conosciuto nella comunità alpinistica locale con il nome vallesano. E’ una montagna importante perché sulla sua parete est è maturata l’evoluzione tecnica dell’arrampicata in montagna nelle Alpi Pennine. La parete, alta 500 m, è formata da uno zoccolo basale che si alza dai nevai a sud del Ghiacciaio d’Andolla (soggetto negli ultimi dieci anni ad un progressivo regresso); sopra lo zoccolo vi è una grande cengia; i due terzi superiori sono formati dallo scudo, rocce compatte verticali e strapiombanti, definito da un lungo diedro aperto e a destra da un colatoio.

“Venerdì primo febbraio abbiamo raggiunto il bivacco Varese ai piedi della montagna. Il giorno successivo abbiamo attrezzato con corde fisse lo zoccolo basale. Domenica abbiamo attaccato la parete alle 4,30 del mattino e siamo usciti dopo tredici ore di arrampicata continua e difficile. Siamo poi scesi di notte a Saas Almagell” racconta Pietro Garanzini. “Era una bella giornata. Lo zoccolo era incrostato di neve che ha reso l'arrampicata delicata. Quando c’era il sole si stava abbastanza bene, ma quando è calato la temperatura è scesa abbondantemente sottozero. Era una grande prima invernale di cui si parlava da tempo nell'ambiente alpinistico locale e siamo contenti di essere riusciti a farla.”

Le prime due vie tracciate sulla parete (Moroni-Rametti-Valterio 1966 e Masciaga-Pe 1978) aggiravano il grande scudo che rimaneva il “problema alpinistico” della regione. Fu risolto nell’agosto 1986 dalla cordata composta dalle guide alpine ossolane RobertoPe e MarcoBorgini in due giorni di scalata difficilissima con un duro bivacco al così detto "nido d'aquila" appesi alle corde. Essi tracciarono quella che viene riconosciuta come la più difficile ed impegnativa scalata su roccia delle alpi Pennine soprattutto per la quantità esigua di protezioni (chiodi) presenti.

La via, di difficoltà estreme su roccia (ED+ fino al 7b in libera), conta sino ad ora soltanto cinque ripetizioni in estate. Oggi la prima salita invernale. Un segnale di vitalità dell’alpinismo ossolano che annovera alpinisti che sanno ancora sognare e vincere grandi sfide.