Arrampicata a vista? A voi la scelta
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di Fabrizio Fratagnoli

Con queste poche righe vorrei sottoporre alla Minoranza Arrampicante un piccolo problema di natura etico-pratica che potrebbe portare presto alla totale estinzione di una specie di arrampicata purtroppo non protetta. Mi riferisco all’arrampicata a vista in falesia. L’arrampicata a vista è sicuramente la più nobile e difficile arte arrampicatoria, sia che venga praticata sulle grandi pareti, che più semplicemente e modestamente, in falesia.
Nonostante questo tipo di arrampicata ci porti a “stringere” troppo le prese, a muoverci talvolta maldestramente ed, in sostanza, a sprecare molta più energia del necessario, cosa peraltro deprecabile nell’era dell’ottimizzazione globale, rimane l’espressione principe del movimento verticale. Cosa c’è di più bello, emozionante e creativo di scoprire gli appigli e capire rapidamente le sequenze di movimenti che opportunamente concatenati possono felicemente portarci in “catena”?

Il fattore nocivo che minaccia di estinguere l’arrampicata a vista sono gli arrampicatori stessi, spesso stranieri, che come un piccolo esercito di Pollicini, per il timore di perdere la strada dell’orto, seminano segnetti di magnesite su quasi tutti gli appoggi e gli appigli dei tiri presi d’assedio. Fermo restando che ognuno, in arrampicata, può costruirsi le proprie regole a piacimento, purchè non vada poi a vendere in giro fantasiose realizzazioni, mi torna in mente la definizione di “Libertà” (che imparai alle scuole elementari per la mia tesina dell’esame di quinta) che diceva più o meno così: “La Libertà è la facoltà di fare e non fare quel che si vuole senza ledere la Libertà altrui...etc...”.

Or dunque, se qualcuno lavorando un tiro, a causa di perdite improvvise di memoria, o perché costantemente annebbiato dall’acido lattico, decidesse di apporre punti, righe e quant’altro, con la magnesite sulla roccia, dovrebbe poi premurarsi, appena terminato l’assedio, di cancellare con lo spazzolino “d’ordinanza” le incisioni rupestri appena praticate, così da non ledere la Libertà altrui di voler scalare a vista su quello stesso tiro!!!! Capisco che ai giorni nostri, dove purtroppo anche tra la Minoranza arrampicante talvolta vige il motto di lontana memoria “me ne frego!” potrebbe sembrare anacronistica e delirante una sensibilità di questo tipo verso il prossimo, però se non si iniziasse a prendere sul serio il problema, presto nessuno potrà più affermare, con coscienza serena, di aver realizzato quel certo tiro a vista (chiedete al povero Yuji Hirayama… ).

Se poi volessimo proprio fare 31, dopo aver fatto 30, sarebbe bello che dopo aver scalato un tiro, soprattutto se strapiombante, ognuno di noi adottasse la sana abitudine di pulire gli appigli usati dalla magnesite, che naturalmente si accumula e che, con l’andar del tempo, unita al sudore contribuisce ad ungere irrimediabilmente i piccoli appigli che ciascuno di noi “poveri condannati” è costretto a tirare… Mi rendo conto che il problema da me sollevato non sia di capitale importanza, ma ognuno di noi, con un minimo sforzo, potrebbe contribuire a rendere questo mondo un po’ meno brutto…o un po’ più bello...!! A voi la scelta...