|
di Maurizio Oviglia
Dedico queste righe a quanti credono che arrampicare non sia solo uno “tirar prese”, a coloro che pensano che imparare a scalare sia un percorso lungo e difficile in cui il fine sia entrare in sintonia con la roccia piuttosto che aumentare la forza per cercare di dominarla. Ma io sono certo, e l’ho sempre sostenuto, che si possa arrampicare bene e raggiungere buoni risultati senza allenarsi a secco e senza avere doti particolari. Serve solo allenare la mente ad entrare in un certo ordine di idee, abituare il corpo a sintonizzarsi con la roccia, adattando le proprie caratteristiche fisiche alle vie che si vogliono salire, evitando assolutamente di forzare. Quando si soddisfano queste due condizioni, i risultati arrivano automaticamente. Purtroppo questa visione dell’arrampicata è nettamente in contrasto con quanti, oggi la maggioranza, sostengono che per migliorare occorra aumentare la forza con l’allenamento a secco. Inoltre è ormai assodato come indirizzare i principianti all’arrampicata partendo da uno sviluppo della forza al pannello, alla sbarra o al trave, ne inibisca (talvolta in modo irreversibile) l’apprendimento della tecnica, della fluidità, della capacità di lettura della roccia e molte altre attitudini che concorrono in modo determinante alla formazione di un bravo arrampicatore. L’allenamento, ma sarebbe più opportuno dire “la comprensione”, delle variabili comunemente dette “mentali” che entrano in gioco nell’arrampicata è ancora uno dei punti più oscuri e meno sviluppati della nostra disciplina. Va anche detto che non sarebbe necessario arrivare a comprendere razionalmente cosa si deve fare per sbloccare ciò che ci inibisce a superare un passaggio difficile o rischioso, ma occorrerebbe piuttosto allenare il nostro corpo ad affrontare quella situazione perché vi è abituato. Ma questo non è che un aspetto delle problematiche del “progredire” in arrampicata. Migliorare di livello, acquisire un grado più elevato (come sembra essere l’obiettivo della maggioranza dei climber), è, nel 90 per cento dei casi un problema di testa, una questione di far capire al nostro corpo e alla nostra volontà che una cosa la possiamo fare e non andremo incontro ad un insuccesso. Scopriamo dunque che una delle qualità migliori in un arrampicatore è la volontà e la fiducia nelle sue possibilità, ma che questa è inevitabilmente collegata a tutte le altre variabili, sempre cosidette “mentali”, di cui accennavo prima. Imparare ad arrampicare è dunque arrivare a far sì che il nostro corpo risponda in modo adeguato a tutte le sollecitazioni che una determinata situazione di difficoltà ci propone. E’ arrivare ad abituare la nostra mente ed il nostro fisico a considerare questa situazione il più “normale” possibile, ed affrontarla dunque con calma e lucidità. Che non sempre vuol dire razionalità ma piuttosto automaticità, intelligenza motoria. Il miglior arrampicatore non è colui che fa il grado più alto ma quello che possiede queste doti in maniera maggiore o innate (il caso del cosidetto “talento naturale”). Quale ricetta dunque? Allo stato attuale non esiste ancora un metodo di sicuro successo, e forse mai potrà esistere, ma solo dei consigli che possono tornar utili a chi vuole e crede che sia importante curare questo aspetto dell’arrampicare. Forse occorrerebbe ritornare indietro un po’ negli anni, quando per imparare un mestiere o un arte, era necessario affidarsi ai vecchi che dispensavano consigli e indicazioni all’apprendista. Oggi invece siamo schiavi di un “fai da te” che non ha basi solide sull’esperienza, ma solo sui sentito dire, e sulla convinzione che l’ostacolo vada superato forzandolo e non imparando a conoscerlo. Il risultato di tutto ciò è che molti arrampicatori arrivano sì a superare gradi difficili, ma in realtà non sanno arrampicare, perché il loro corpo è stato abituato a rispondere solo ad un tipo di sollecitazione, quella che più si avvicina all’allenamento a secco a cui sono abituati. In realtà basta poco per mandare le loro capacità in tilt. Livello bianco (inizio): non si dovrebbe mai dimenticare che le prime uscite sulla roccia sono importanti e significative per far sì che il neofita abbia poi voglia di continuare ad investirsi in questa attività. Dunque è molto importante la scelta del compagno con cui iniziare o, se si frequenta un corso, è bene prendere il più informazioni possibili sulla serietà e la competenza degli istruttori. Non è difficile chiedere dei pareri a riguardo a chi già arrampica. Al contrario di come è in uso oggi, le prime uscite dovrebbero essere effettuate sulla roccia, su vie molto semplici (quarto grado) e su roccia appoggiata. E’ importante anche la scelta della tipologia di roccia, che dev’essere il più comprensibile possibile. L’allievo deve arrampicare da secondo e le indicazioni dell’istruttore dovrebbero concentrarsi il più possibile sul modo di mettere i piedi, sui primi rudimenti della tecnica e della ricerca dell’equilibrio. Dopo una decina di uscite l’allievo dovrebbe cominciare a provare ad arrampicare da capocordata, su vie ben protette e non superiori al 5a. Si instaurerà così in lui il piacere di scegliersi gli obbiettivi da raggiungere e di salire una via in buono stile. Livello verde (proseguimento): migliorare dallo stadio di principianti implica un salto di mentalità. L’arrampicata vi piace e desiderate continuare a farla, volete migliorare e raggiungere una certa sicurezza, programmarvi le uscite e le vie che volete fare. Livello blu (basso livello): l’arrampicata è divenuta una parte della vostra vita, la vostra attività preferita. Desiderate seriamente migliorare, cominciate a pensare di poter fare delle vie difficili. Ma per far ciò non avete ancora abbastanza esperienza, vi manca un po’ di fondo, fidatevi delle mie parole. Se siete passati attraverso le fasi precedenti, potete cominciare a lavorare delle vie e a cercare di migliorare le vostre carenze. Questo va fatto cercando di frequentare maggiormente i luoghi con uno stile che non vi sia congeniale. Se vi riesce facilmente un grado in un posto in cui vi trovate bene, insistete per provare vie di quel grado anche nelle falesie non congeniali. State sempre molto attenti ad osservare quelli più bravi di voi e cercate di carpirne le soluzioni tecniche ed i segreti. Concentratevi però maggiormente su voi stessi, cercate di guardarvi dal di fuori mentre arrampicate, se potete fatevi filmare e osservate i vostri movimenti con spirito critico. Livello rosso (medio livello): per migliorare ulteriormente dovete fare un salto di qualità ed impegnarvi per raggiungere degli obiettivi. E’ facile a dirsi, molto meno a farsi e dovrete avere la certezza che potete vincere le barriere psicologiche che vi bloccano. Gli arrampicatori di questo stadio si convincono infatti di non essere capaci a superare un certo grado perché hanno limiti fisici. Nella maggioranza dei casi questo non è vero, almeno non per persone che non sono obese o non predisposte morfologicamente ad un’attività outdoor. Cercate di abituarvi a memorizzare i movimenti delle vie e concentratevi sul ritmo della scalata, durante le fasi di lavorazione della via. Imparate altresì ad essere precisi con i piedi e anche con le dita, provate tutte le soluzioni possibili per un passaggio, cercando la più semplice che fa al caso vostro. Vedrete che entro breve tempo centrerete i risultati, se avete grinta e non mollate alle prime difficoltà. Non cedete mai allo sconforto ma insistete, essere cocciuti e caparbi spesso è la chiave della riuscita. Livello nero (alto livello): volete raggiungere a tutti i costi il grado 8, perché per voi è una gratificazione personale. Ma non ce la fate, o pensate di non farcela. E’ importante che sappiate che potete raggiungere questo obiettivo senza allenarvi a secco, ma che fare un 8a è “uno specchio per le allodole”, se poi non siete capaci di avere lo stesso tipo di prestazione su una via diversa. Avete dunque due strade davanti: impegnarvi per raggiungere l’8 a tutti i costi, perché a voi importa il numero, o cercare di raggiungere un livello più elevato su tutti i terreni. Scegliete, perché dovrete agire diversamente. Nel primo caso scegliete la via, provando un ristretto numero di itinerari che vi sembrano congeniali, nella falesia che preferite. Assicuratevi di avere un compagno che vi asseconda ed in sintonia con voi e di avere tempo libero e cominciate a provarla. Se non riuscite a fare un movimento sceglietene un’altra, se su tutte vi accorgete che vi mancano movimenti allora pianificate un periodo di due o tre mesi di bouldering. Se invece riuscite nei movimenti ma vi manca la continuità, fate delle serie su itinerari che conoscete che siano continui e senza punti di riposo. Pianificate un mese con uscite in falesia con almeno 10 tiri ad uscita. Quando non ce la fate più scendete di grado. Dopo una settimana di scarico siete pronti per concatenare il vostro 8. Date sempre molta importanza ai tempi di recupero, tra un tentativo e l’altro, tra un’uscita in falesia e la successiva. Se siete grintosi e caparbi, e se non avete saltato i livelli precedenti, riuscirete sicuramente! Nel secondo caso, dovrete invece lavorare sui vostri punti deboli. Se vi manca la tecnica dovrete arrampicare molto e su terreno che non vi è congeniale, oppure fare parecchio bouldering. Se vi manca la forza invece dovrete distinguere la forza pura, la resistenza e la continuità. Individuate i vostri punti carenti ed agite di conseguenza. Nel periodo invernale possono essere dunque giustificati dei cicli in palestra molto specifici, vi permetteranno di bruciare le tappe e essere pronti per la stagione giusta in cui volete essere al top della forma. La cosa più difficile è non allenarsi a casaccio, ancora più improbabile e non beccarsi la tendinite. Per cui dovrete stare molto attenti e non fidarvi dei consigli del primo venuto. Cercate di essere regolari e metodici ma conservate una certa flessibilità mentale, e non perdete di vista che l’arrampicata vi deve dare soddisfazioni ed emozioni e non deve diventare un lavoro forzato né una persecuzione. Programmate l’anno: un periodo di allenamento, uno di realizzazioni, uno di svago, per l’arrampicata a vista e per viaggiare. Conservate umiltà e modestia, fare il grado 8 non vi dà diritto a sentirvi superiori ad altri e ad impartire alcuna lezione. Ci sono sempre tante cose da imparare e potrebbe insegnarvele anche l’ultimo venuto... |
