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di Mara Pittori
Voglio rendere tutti partecipi di un grosso problema che a quanto pare non è ancora stato superato nell’ Ossola: gli scavi su vie d’arrampicata. Da ogni parte del mondo si sono alzate voci di condanna contro gli scavi, riconosciuti come barriera all’innalzamento delle difficoltà superabili su roccia, come insulto alla sfida che le pareti ci regalano, come incapacità di adattarsi alla roccia, di poter elargire alla portata di chiunque qualsiasi linea. In Ossola una voce chiara e distinta purtroppo (o magari per fortuna perché forse non c’è ne stato ancora veramente bisogno ) non si è mai levata, anche se forse sarebbe opportuno perché di trapanate e scalpellate sono presenti in ogni falesia: dalle storiche vie di Balmalonesca alla Classica del pilastro Gulliver, da Piedimulera a Vigezzo passando magari da Cuzzago, da Croveo a Premia, e quante altre se ne possono aggiungere tralasciando cantieri edili come Montorfano, Borca… E fin qui “va beh” (non per tutti; è chiaro), ognuno è libero di esprimersi come meglio crede, basta che non leda la libertà altrui, e con gli scavi si deturpa per sempre un percorso creato da Dio, se le rocce non permettono a volte bisogna avere l’umiltà di chinare il capo e rinunciare, ci sono sconfitte che valgono di più di una vittoria. Non bisogna essere egoisti e voler passare o far passare chiunque dovunque, ci sono vie dove solo alcuni potranno riuscire, i più dotati, i più allenati o forse nessuno, la sfida è la che aspetta chiunque possieda il coraggio o la voglia di coglierla, chissà quante avventure farà vivere, quante amarezze farà ingoiare, non è forse questo uno tra i tanti aspetti della scalata che ha reso così grandioso il nostro sport? La sfida, il riuscire ad adattarsi a un ambiente che di natura non ci appartiene: il verticale. Una sfida che rimane invariata per tutti e nel tempo. In un futuro quando saremo vecchi potremo dire alle nuove generazioni: “Ai miei tempi la mia sfida personale era questa via, forse era troppo oltre le mie capacità, ma ho avuto il coraggio di affrontarla e non m’importa forse più se l’ho vinta oppure no, quello che mi rende fiero è che l’ho raccolta! E tu, ragazzo, hai questo coraggio?”, il mio incubo non è assolutamente quello che magari faccia e magari meglio quella via ma è che mi risponda: “Ai tuoi tempi vecchio, eravate tutti degli imbecilli, facevate tanta fatica e magari non riuscivate nemmeno, e adesso è bastato fare qualche buco qua e là e guarda ora che spasso che è!”. Un esempio evidente di quanto l’arroganza in taluni è sconfinata si può vedere sulla strada che porta a Crego nella falesia Arcobaleno, qui c’era una via, chiodata tanti anni or sono da un certo Agosti, (chi se lo ricorda?) e proprio da lui stesso liberata dopo innumerevoli tentativi in una fredda mattina di febbraio del ’97, la giudicò di grado 8A, forse ora non è una prestazione da guinnes, ricordiamoci che a livello mondiale si sta parlando di 9B, ma fu comunque una prestazione di tutto rispetto perché se ci guardiamo in giro in Ossola non esiste tuttora una via di simile difficoltà in piena placca. Chi conosce questi posti avrà capito subito di che via sto parlando: si chiamava Flamenco, era una via per pochi, e quei pochi potevano provarla solo durante l’inverno per sfruttare la maggiore aderenza per provare a superare quella sequenza di perse aleatorie, che si potevano tenere solo per pochi istanti, di più sfuggivano di mano e da sotto i piedi. Pochi l’anno provata e la stavano provando e qualcun altro si allenava per poter provarla. Tutto questo fino al momento in cui uno scavatore, non uno scalatore sia chiaro, mosso forse da un senso d’altruismo o da un senso d’impotenza decise di scavare una sequenza di prese dalla partenza fino ad arrivare in catena trasformandola in un 5°, una via alla portata della massa. Un gesto degno della miglior etica! Complimenti!. Qualcuno però si è mosso perché su quella via è scoppiata una guerra, sono state tappate alcune prese, sono spariti gli spit, sono comparse scritte ingiuriose sia dallo scavatore sia da qualcuno che forse non ha digerito troppo bene tutti quegli scavi. Di queste beghe però non m’importa molto, quello che mi fa piangere il cuore è che per l’egoismo di qualcuno chi ha sicuramente perso è la via, e con lei noi tutti abbiamo perso qualcosa, è stato cancellato l’impegno e la voglia di mettersi alla prova del sig. Agosti che con il suo amore per la scalata ha contribuito in maniera decisiva alla nascita di falesie come Balmafregia e numerose altre perle, è stata tolta a tutti noi la possibilità di raccogliere quella sfida. Simili scempi non dovrebbero più ripetersi, lo credevamo tutti dopo quegli obbrobri comparsi a Balmafregia, anche li vie scavate ad cima a fondo, e non vie impossibili, si parlava di 6C, forse di un 7B, non ricordo bene, ma forse l’egoismo di alcuni, associazioni no-profit e addirittura alcune guide alpine che vogliono parchi d’arrampicata su misura per i loro clienti o perché non sanno scalare a quei livelli avrà il sopravvento su altre vie mitiche. Quello che fa riflettere è proprio il fatto che in alcuni casi proprio guide alpine o maestri d’arrampicata sono nascosti dietro a quei trapani, non faccio nomi per non infangare ulteriormente la categoria anche perché con loro si nascondono molti altri ed anche per il mio profondo rispetto di quelle guide che hanno da sempre lottato contro gli scavi. Lascio ai lettori di queste righe, se lo vogliono l’arduo compito di scoprire chi sono questi personaggi, perché come ci sono riuscita io chiunque ha voglia di indagare può scoprire che l’oscurità che li nasconde non è poi così celante. Con questa cosa voglio dire, non voglio di certo istigare ad una caccia alle streghe, voglio solamente sensibilizzare l’opinione di condanna verso questi scempi, specialmente quella dei personaggi simbolo della scalata ossolana, che s’impegnino a far capire che scavare è sbagliato non porta in alto ma solo a una fossilizzazione del progresso dell’arrampicata. A far riflettere chi scava su quello che sta facendo. Vorrei che tutti s’impegnassero a preservare questo paradiso verticale che avete in Ossola nel modo migliore. Un grazie di cuore a tutti quelli che si muoveranno, a tutti quelli che se conoscono uno scavatore gli riescano a parlare per fargli capire che sbaglia, infine anche un grazie a coloro che decidano di non usare più il trapano per creare nuove presse ma solo per piantare spit regalando nuove sfide a tutti. Un grazie speciale anche a tutti coloro che diffonderanno questo appello. foto | creditoGianni Saccardo
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