Le opinabili opinioni del popolo degli umani rampicanti
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di Matteo Ruffin

Ergo mi ereggo oggi, e solo oggi, a rappresentare gli “Umani rampicanti”. Per capirci, intendo il popolo arrampicatore medio, medio basso. Povera os-sola martoriata da buchi e buchi di spit. Ahhh!! Vie facili facili... La sfiga di abitare in os-sola mi fa sentire misero misero, soprattutto perché sono anni che passo giornate e giornate a legarmi un serpente di corallo intorno alla vita, cercando di non farmi mordere da esso, e mi trovo irrimediabilmente a doverlo toccare, troppe volte (per rinviare), con un rischio così alto che se gira la testa e mi morde farò causa a chi ha passato la metà del suo tempo libero a bucare qua e là così a casaccio, creando un parco divertimento per tutti.

Si poteva fare meglio. Si facevano risparmiare soldi a quei poveracci che ogni tanto contribuiscono alle spese. D'accordo non si diventa poveri con le collette… ma una birretta in più!!! Un giorno di mezza estate mi legai il solito serpente in vita e feci una via. Ometto il grado! Me ne vergogno e ora capirete perchè. Chiusa la via, ai testimoni opposi subito le mie rimostranze dicendo che qui non si puo’ sbagliare, gli spit sono giusti e la via … è la via. Il grado alla partenza è il grado. Bastardi gli amici, mi avevano portato in una falesia dai gradi sbagliati!!! Cazzo, tutte le vie hanno un grado e mezzo in più di quello che sono in realtà!!! Così mi rivolsi al Dio degli “Umani Rampicanti” e per fortuna le mie preghiere sono state ascoltate!!! Da qualche anno qui ci sono dei problemi a scalare e,... se Dio vuole,... prima o poi si chiude baracca!!! Facile e sottogradato.

Ho volutamente scherzato, volevo semplicemente dire la mia e, ripeto, la mia personale “opinabile opinione” riguardo a quanto scritto da Andrea Bocchiola in “Viaggio intorno all’Arrampicata...”. Queste righe, che Andrea ha già letto, vogliono essere una critica costruttiva a difesa di una zona che in questi anni, si è evoluta in positivo, grazie al lavoro di tanti ma soprattutto dei soliti cinque o sei personaggi di cui non faccio nomi ma che conosciamo bene. Mi sembra inutile e superfluo parlare di eccessive spittature, sminuendo il lavoro che è stato fatto. Certo chi lavora è soggetto immancabilmente a critiche. E se ha sbagliato a mettere qualche spit l’ha fatto sempre in buona fede. Molto spesso una protezione in più per sicurezza. Non si sa mai, al limite chi è bravo non rinvia. Qualche problema?

Alcune considerazioni...

Cuzzago. Woodo chil “7c non durissimo”. 7c punto!!! Se si vuole disquisire ecco allora un anedoto: il sottoscritto e non solo, ha visto Giovanni Torielli uscire da quella via con un passaggio, è andato a cercarselo, che potrebbe dare alla via un grado che neanche l’autore del passo, per umiltà sua, saprebbe definire. (8…)?

Giardino. Ok sullo stile d’arrampicata, ma Bolle 6C? E le vie SN di 6c sulla sinistra? (Da W. Gullich in “Arrampicata Sportiva” si preferisce parlare di itinerari di confronto o di itinerari standard che rappresentano esempi classici per un determinato grado. Le nuove vie vengono valutate attraverso il confronto con questi itinerari”). Se sali BALLA CON I MUCHI un pò più a destra o a sinistra, nella mia opinabile opinione, il fatto che possa essere più o meno facile, potrebbe dipendere dal bagaglio tecnico, dell’intelligenza motoria, oppure dalla morfologia, etc...

Da ricordare a Cuzzago, The Ridde 8a RP di Giovanni Torrielli, Alessandro Cometti e chissà chi... Kobra a Montorfano, via un po’ meno storica, RP di Alessandro Cometti e Giovanni Torrielli e chissà chi... Per chi vuole un po’ di cronaca, qualcuno senza fare nomi, ha salito la via con partenza sit start, traversato a sinistra dopo il duro, e rinviando un friend fuori via messo precedentemente, ha concatenato arrampicando in salita e discesa Kommando. Chi conosce la zona sa di cosa sto parlando. Probabilmente Andrea non lo sapeva, comunque mi è sembrato doveroso ricordare… per cronaca.

“CIPPO” che dire? Impedire alla gente di non provare le vie perché altrimenti si ungono troppo, oppure meglio scrivere: “quando andate ogni tanto magari portate una spazzola, fate un favore ai prossimi che passano...”.
Viaggiando per falesie all’estero ho trovato un posto dove ci sono certe regole, sulla distanza degli spit. Ho acquistato il libro della zona.
Distanze a parte, ho trovato molto interessante la capacità dei climber locali di aprire la loro mente, permettendo che una via dura, per esempio un 7c, magari di 30 metri , sia spezzata in due da una catena, perché la prima parte è solo di 6c.
Un modo intelligente per permettere a tutti di salirci. Chiaro non su tutte le vie di 7c è così, però è un segno di apertura mentale verso i propri simili “Rampicanti Umani” e poca preoccupazione di ungere troppo la via.

Ultima considerazione sull’allenamento: scalando su vie dure ci si allena, per cui se uno si allena scalando e fa certi, gradi beato lui. E' un dono. (da Arrampicata sportiva di W. Gullich “ il miglior allenamento all’arrampicata è l’arrampicata stessa”).

Del resto come si vede dal titolo le mie sono semplicemente delle banali “opinabili opinioni” di un “umano rampicante”. Per finire vorrei ricordare citando alcune righe di riflessione ancora del grandissimo W.GULLICH:

“In troppi arrampicatori la sfida dell’arrampicata sportiva si riduce soltanto alla misurazione di una prestazione, di un determinato grado di difficoltà… e quelle prestazioni sono senza dubbio da considerare il risultato di una struttura di azione di corpo e mente… limitare l’esperienza arrampicata sportiva solo al raggiungimento di un grado di difficoltà non è tutto… la ricerca di nuovi itinerari, di nuovi passaggi sconosciuti sui quali possiamo ancora provare la nostra creatività diventa allora la sfida che riassume tutto… la prestazione sportiva e un qualsiasi grado di difficoltà risultano improvvisamente relativi di fronte alle infinite possibilità di esperienze soggettive.
In nessun’altra specializzazione sportiva esiste una molteplicità di forme e possibilità di movimento.
Infatti in tutto il mondo non esistono due passaggi esattamente uguali. Invece un esercizio agli attrezzi è lo stesso a Monaco come a Los Angeles o a Mosca. Qualora anche possedessimo alla perfezione tutte le tecniche di arrampicata, e le nostre prestazioni fisiche fossero ottime, non saremmo ugualmente sicuri della riuscita di un itinerario estremamente difficile”.