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di Andrea Bocchiola
Prima avvertenza per il lettore; in questa scelta di vie difficili, non tutte sono ricordate, alcune di quelle ricordate non esistono più, altre non esistono ancora, troverete un affresco della scalata in Ossola e dintorni. Per orientarvi è indispensabile la recentissima guida di Versante sud, Arrampicate libere e moderne in Ossola e Valsesia, Milano, 2003. Seconda avvertenza per il lettore; quanti conoscono l’autore di queste righe sanno quanto egli dissenta dalla moderna evoluzione dell’arrampicata sportiva e quanto poco sia preoccupato di essere simpatico. Eccessive spittature ed eccessiva dipendenza degli scalatori dal pannello di allenamento stanno impoverendo la scalata, rendendola stereotipata e l’Ossola, in questo panorama, non fa eccezione. Per questa ragione molte delle vie selezionate sono tra le più tecniche e di movimento. Cuzzago Woodo Chil, 7c Non è durissima ma è storica. Dulfer strapiombante di 6c e poi cinque movimenti su placca strapiombante per un blocco di impostazione difficile. Ma se non capite velocemente il trucco che vi permetterà di uscire risparmiando energia, rischiate di passare parecchio tempo appesi alla corda. Folli Follie, 7c+ (prese scavate) Analoga ad Erection Girl (7b+), che sale alla sua sinistra, Folli Follie è una bella via di movimento e dita su microreglette dove è facile cadere fino all’ultimo (ma la via è corta). Il momento giusto per provarle è l’inverno o le mezze stagioni alla sera: la roccia tende molto a scaldare e diventa scivolosa. L’avvertenza riportata sulla guida va presa molto sul serio: scaldatevi bene, qui la scalata fa male. La via ha un suo significato storico perché venne aperta e liberata (RP: G. Torielli e A. Bocchiola; fine anni ’80) in anni in cui certi gradi non erano poi così correnti. Giardino La guida inserisce il Giardino nella zona di Cuzzago, pur essendo una falesia decisamente autonoma. Il luogo è assai negletto perché la scalata che impone non va di moda, almeno dalla fine degli anni ottanta. Tradotto questo significa che scalatori da pannello, quelli che scalano tutti uguali per intenderci, al Giardino non caveranno un ragno da un buco neanche dai 6c (per non dire di certi 7a che fanno impallidire i 7b di altre falesie). Se invece pensate che muoversi sulla roccia non sia solo fare inutili lolotte dove non servono e sapete anche dove e come mettere i piedi, il Giardino è ciò che fa per voi. Rispetto a quanto riportato nella guida, sfruttiamo l’occasione per precisare un paio di refusi: la via It è stata liberata ed è un 7b+/c (RP: A. Bocchiola, primi anni novanta), e la via Bolle è 6c e non 7a. Balla coi muchi Splendido tiro d’arrampicata tecnica dove non sono ammessi errori di impostazione dei passaggi. Appigli piccoli, netti e dolorosi per le dita. Il passaggio chiave, a due terzi della via, può essere affrontato direttamente (più duro; metodo A. Bocchiola) o spostandosi leggermente a destra (meno duro ma con un movimento più aleatorio; metodo G. Torielli). (RP. Giovanni Torielli, fine anni ottanta). Incubo Due sezioni ben distinte per questa via corta ed esplosiva con un riposo molto buono tra le due. Ingresso molto violento e poi continuità su liste piccole e lontane dove è richiesta una grande forza esplosiva. La seconda sezione offre un singolo movimento difficile dove si può ancora cadere con una certa facilità (e attenzione al rasoio che dovrete tenere con la mano destra: taglia). (RP. A. Bocchiola, fine anni ottanta). Villette, Vigezzo Giglio, 8a Quasi tutte le prese di questo violentissimo strapiombo sono scavate, ma la lunghezza vale il viaggio, non fosse che per arrivare al delicatissimo ristabilimento finale dove mettere alla prova la vostra lucidità e flessibilità. E dopo esservi bruciati le braccia su movimenti da scimmione non è così facile trasformarsi in una farfalla per i fragili movimenti conclusivi. RP. Marcello Azzari. Orango, 8b Analogo al Giglio ma un po’ più duro. RP. Marcello Azzari. Contrariamente alle vie fino ad ora citate, queste sono abbastanza realizzabili a vista, trattandosi di grossa continuità su strapiombo netto. Impotenza, 8b Gran via tecnica in diedro per Marcello Azzari. Il settore dove si trova la via non è riportato nella nuova guida ma la trovate sulla vecchia Di Ossola arrampicata (le librerie locali ne hanno forse qualche copia ancora: Libreria Alberti e libreria Margaroli a Verbania, Grossi a Domodossola, forse anche il negozio di Graziano Masciaga, Sport Exrem a Domo). Mi ci portò Marcello Azzari molti anni fa e mi piacerebbe tornarci per un giro. Credo valga la pena. Balma 1 El Diablo, 8a+ e A denti stretti, 8b+ Queste due vie non esistono più. I lavori in corso per la costruzione della più inutile delle superstrade non solo hanno degradato una buona parte della falesia storica di Balma, ma hanno anche quasi completamente sepolto sotto i detriti queste due belle, bellissime, vie liberate da Alessandro Manini. Restano, per chi le ha conosciute e provate, i loro movimenti da sogno. In memoria. Re Azul, 7b+ Via storica che dettò l’ordine del giorno dell’evoluzione sportiva dell’arrampicata in Ossola. La storia della via è ricostruita nell’annuario di alpinismo Montagne di Segni. La via, racconta Roberto Pe, fu anche teatro di un passaggio di Mariacher che apprezzo molto, mentre meno amò il luogo un giovanissimo Andrea Gallo. La via a tutt’oggi è ancora praticabile. Poiché Balma 1 non è riportata sulla nuova guida, per orientarvi dovrete procurarvi Di Ossola Arrampicata Se non ci riusciste a trovarla fate così: prima di Balma 2 vedrete sulla destra, e in corrispondenza di alcuni edifici diroccati, una bella parete semicoperta dai lavori in corso. Il settore sinistro è più agibile, quello destro meno. In mezzo, riconoscibilissima a sinistra di un diedro netto, la fessurina di Re Azul. Vale la pena spazzolare gli appigli e farci un giro perché è bellissima. Un ingresso fisico, un passaggio tecnico con movimento precario in mezzo e poi una fessurina con buchetti dove è meglio non sbagliare la sequenza. Cippo Andremo, 7c+/8a Splendida e complessa lunghezza. Prima sezione difficile con difficoltà progressivamente crescente (7c+), un ottimo riposo dal quale, se avrete pazienza, potreste anche uscire “nuovi” e poi un blocco difficile con un piccolo trucco. La via è stata al centro di qualche disavventura poiché dopo la prima salita RP qualcuno ha pensato di migliorare gli appoggi sulla liscia e strapiombante placca d’uscita (poi “limati”). Una raccomandazione: le vie del Cippo patiscono la magnesite e si ungono. Si dovrebbe avere l’accortezza di provare le vie che si è in grado di fare e pure di farlo nella stagione e nelle condizioni adatte (non l’estate e non quando piove). Al Cippo, il fatto che molte e belle vie siano state provate e riprovate a casaccio, forse sperando che quantità inenarrabili di magnesite ingrandissero gli appigli, le ha ridotte in condizioni pietose. Un esempio su tutti: Il pirata, che era un bel 7c (con entrata diretta, ma poiché tutti usano i metri iniziali del 6c che sta accanto, almeno questa parte è preservata). RP. Andrea Bocchiola, novembre 2002; grado da confermare. Alcesti, 8b Una delle più belle vie dell’Ossola. Prima parte (primi quattro spit) a difficoltà crescente con un blocco molto, molto duro (valutare molto bene gli spostamenti rispetto all’asse della via!), dove un’ottima aderenza è indispensabile. Segue un traverso su reglette che vi porterà ad una lista utile a decontrarsi (a patto di restarci poco). Quindi comincia una sezione meno fisica ma di movimento e pure furbetto. Un lancione finale su presa buona vi porterà fuori dalle difficoltà. RP. Andrea Bocchiola, giugno 2004, II RP: Giovanni Torielli. Gondo Crack, NL Gondo Crack è un piccolo sogno visionario di molti anni fa. Una splendida fessura in 7c vi conduce al muro finale con un passaggio di blocco in 8a bloc. Fino ad ora solo Alessandro Manini è riuscito a realizzare il passaggio dopo essersi riposato sullo spit di ingresso (quello che trovate alla fine della parte di 7c) Gondo Crack + Alcesti Non esiste ma basterebbe aggiungere uno spit per ricavare una giunzione tra le parti dure di Alcesti e di Gondo Crack. E la giunzione promette a sua volta di essere abbastanza dura da far esplodere il grado. Chissà. Simplon Dorf Base Jump, 7c (magari!) In tutta la falesia la scalata atletica è di grande soddisfazione data la sistematica sopravvalutazione dei tiri (da un grado a uno e mezzo in più) e la banalità dei movimenti. Forse, di tutte, la meno scema è Base Jump con un lancio un po’ aleatorio come primo filtro e, poco dopo, un bombamento tecnico e poco leggibile. Croveo Per iniziare una nota breve su Croveo. Posto bellissimo, scalata bellissima, ma insopportabile negli affollatissimi fine settimana. Se amate l’arrampicata scegliete altri momenti. Supermario (ex Le Momo), 7c+/8a Lunghezza bellissima, forse una delle più belle dell’intera Ossola, Supermario è una via da anni ottanta: tecnica, aleatoria, con movimenti furbetti. A scelta potete salire i primi metri in 6c o in V+ fino alla prima sosta intermedia. Da qui un primo tettino facile introduce alla sezione dura lungo una nervatura di quarzo bianco, da superare con movimenti astuti e molto aleatori dove una grande sensibilità di movimento è indispensabile. I due spit della sezione difficile sono già rinviati e questo significa che non è necessario calarsi da qualche via vicina per mettere i preparati, poiché gli altri moschettonaggi sono agevoli. RP. Andrea Bocchiola, maggio 2004, grado da confermare. Foxi Lady, 8a+ Lunghezza di grande respiro, molto lunga e fisica, ma, come spesso accade in Ossola, eccessivamente spittata, cosa che nel corso di un tentativo a vista (possibile su questa via) potrebbe dare qualche fastidio. Alla prima sezione in 6c segue un lungo muro con alcune prese scavate (ma bene), con movimenti canonici da pannello. Infine un muro verticale e tecnico sul finale porta il grado da 8a ad 8a+, costringendovi anche ad un repentino cambio di stile di scalata. (RP. Fabrizio Fratagnoli). Premia Robertiade, 7b I tiri difficili di Premia sono molti. Purtroppo pochi sono attualmente utilizzabili per le condizioni assolutamente mediocri della spittatura originale. Alcune sono state tuttavia riattrezzate e non certo le più dure. Vale però segnalare, anche e a maggior ragione in una scelta di vie difficili, Robertiadi. La via è solo 7b, ma che 7b! Completamente naturale (cosa rara da queste parti), è una gran placca verticale con arrampicata braille di intuito ed equilibrio, molto faticosa per l’avambraccio. Sapienza tecnica e intelligenza sono fondamentali, altrimenti si rischiano cantonate come su una certa via a Croveo, che sembrava durissima ed è una placca di 7a+ al massimo. Ma scalare non significa esattamente tirarsi da un appiglio all’altro. In generale le placche di Premia richiedono confidenza con la roccia perché sono poco leggibili, ma questa iniziale ritrosia vi ripagherà con una scalata tecnica superlativa che vale molte vie di grado più duro. Qui la scalata a vista è molto difficile, un po’ come succede nei tiri di placca finalesi o di Buoux. Naturalmente su questi tiri non troverete nessuno e se continua così saranno sempre meno quelli in grado di salirli. In questo caso il pannello è veramente controproducente. Peccato, per la scalata, si intende. Analoghe a Robertiadi sono le belle e da poco rispittate (anche troppo): Ossobuco (7a+), Raggio di Luna(7a+), Appigli Ridicoli (7a+) e Stella Indiana (7b). Una nota di costume su Premia: molte vie, specie facili, sono state rispittate e scavate in modo talmente eccessivo da essere incomprensibile. Era proprio necessario? Ovviamente no. Il Cigno, 8a Questa bellissima lunghezza non è inclusa nella guida Arrampicate sportive e moderne. Recandovi a Premia in auto, la trovate duecento metri prima della gola con le pareti di Premia, nascosto da un albero enorme, sulla destra del senso di guida. Liberata da Fabrizio Agosti molti anni fa e raramente ripresa, richiede ormai un bel lavoro di pulizia dal muschio. Ma sotto il vestito di licheni, la via è bellissima (nonostante alcune prese scavate, poche), con una gran varietà di movimenti e di prese ed una uscita in placca delicata delicata. Da non perdere, ma forse ormai perduta, poiché i fondi di accesso sono stati chiusi dal proprietario. Provateci di nascosto. In chiusura: per una scalata liberata dall’allenamento. Allenarsi certamente serve, ma era ancora Edlinger nel suo Arrampicare, a notare quanto, dopo l’allenamento a secco, fosse difficile sfruttare a fondo il proprio bagaglio tecnico. L’autore di queste righe è del parere che in questo preciso momento della storia dell’arrampicata e soprattutto presso i cosiddetti amatori, l’allenamento stia sostituendo la scalata, anche e non troppo paradossalmente, in falesia, con un regresso generale dell’evoluzione tecnica che ha dello stupefacente. Forse dovremmo cominciare a dimenticare l’allenamento per riprendere a scalare. Infine, e valga come nota di costume, chi scrive ha liberato o ripetuto alcune delle vie riportate senza allenarsi ma limitandosi a scalare due pomeriggi a settimana. Perché un’altra scalata è possibile. Sulla scalata, o meglio sulla progressione senza allenamento ha scritto cose interessanti Maurizio Oviglia. approfondimentiLe opinabili opinioni del popolo degli umani rampicanti di Matteo Ruffin |
