Glauco Cugini, intervista
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di Andrea Notari

Divertimento, roccia di qualità, natura incontaminata... questa la ricetta che propone il nostro amico Glauco nel suo territorio d’azione prediletto. Ci riferiamo a quella piccola porzione di Alpi nei pressi di Locarno, in Ticino (Svizzera). Nel caso qualcuno stesse pensando alla Val Maggia, Ponte Brolla, o Arcegno, si consideri totalmente fuoristrada. Parleremo di altro, di altre zone, di altre valli. Luoghi dove probabilmente vi ritroverete ad arrampicare soli, dove il silenzio vi sorprenderà immersi in un ambiente unico. Una Svizzera diversa, selvaggia, e affascinante. Bosco Gurin, Val Calnegia, Val Onsernone, sono da considerarsi dei gioielli trascurati, fino a pochi anni indietro completamente sconosciuti agli arrampicatori italiani. Che, da sempre, rivolgono la propria attenzione ai soliti spot superfrequentati. Il Cugini, che tipo... definirlo arrampicatore è riduttivo, anche alpinista è un termine che non calza alla perfezione ad un personaggio che, come nessun altro in precedenza, ha valorizzato queste splendide valli. E non solo verticalmente. L’arrampicata è uno dei tanti interessi di questo signore, non l’unica ragione di vita, la chiave di successo di un’esistenza o chissà che. Lontano dall’ambiente mondano dell’arrampicata, non legge riviste, non è aggiornato, non conosce l’ultimo ripetitore di Action Directe. Che bella cosa. Una persona semplice, umile. Innamorato delle sue montagne, vive questo speciale rapporto a trecentosessanta gradi, con grande entusiasmo. Prati, boschi, dentro e fuori le valli, su e giù per costoni e sassaie, lungo le creste. Escursionismo in tutte le stagioni; sveglia alle tre del mattino per attendere l’alba sul Gridone, sperone nord del Rosso di Ribia, eclissi sulla cima del Pizzo Zucchero, parapendio. Questo è il Cugini. Un curioso al quale non mancano mai stimoli. Ricerca, esplorazione che porta a compimento con un altro grande interesse: la fotografia. Scattare per rubare al tempo che scorre un momento, quel momento, da non perdere, da rivivere, da fermare per sempre. E il tormento che ne deriva, tra l’attimo scelto dal fotografo e quello ritardato, bloccato dall’otturatore della fotocamera.

Poi c’è il Glauco in versione arrampicante, il Piola del Ticino, il grande protagonista delle aperture in stile moderno. Energia, voglia di fare, voglia di divertirsi con gli amici. Per questo l’abbiamo incontrato. Per sapere, per capire.

Quanti anni hai e dove vivi? 38 anni e vivo a Cavigliano, a pochi chilometri da Locarno in Ticino.
Quando hai iniziato ad arrampicare? E con chi? Da bambino mi arrampicavo sui massi in Val Maggia dove i miei genitori avevano una casa-fattoria. Non sapevo cosa fosse l’arrampicata, semplicemente mi divertivo. Di fatto ho iniziato intorno ai diciotto anni; un sentiero che sale e ti accorgi che stai arrampicando. Mi piaceva il contatto con la natura, con gli animali.
Hai iniziato in montagna? In montagna e solo, nessuno che conoscessi arrampicava. Poi un corso, i primi compagni ed è iniziata l’avventura.
Dove si arrampicava in quegli anni? Stiamo parlando dell’88-89. Falesia ad Arcegno, vie classiche ad Avegno. Fantasia e Arcobaleno erano già state aperte. In Calnegia le due Castioni. In seguito sono arrivati i tedeschi a chiodare la falesia di Ponte Brolla e altri settori.
La voglia di aprire ti ha preso subito? Qualcuno ti ha influenzato? Ho resistito poco tra falesia e vie in zona; avevo voglia di andare a vedere, provare, di creare qualcosa di nuovo. Nessuna influenza, salvo i libri di montagna che leggevo spesso. Ho iniziato da solo ad Arcegno attrezzando monotiri, subito dopo sono passato alle vie. Tanta roccia vergine e tanta voglia di fare.
Hai iniziato da subito in stile moderno o hai debuttato in stile classico? Subito moderno.
Apri sempre dal basso e in libera? Per intenderci, come avviene esattamente la progressione? Ti fermi sui cliff e riparti sotto l’ultima protezione? Si, normalmente avviene in questo modo. Spingo in libera fin dove posso fermarmi; uso un cliff o quello che la roccia permette, piazzo la protezione, moschettono e riparto. In placca se le difficoltà consentono porto il trapano a tracolla, diversamente se il tiro è duro lo lascio all’ultimo spit e, dopo, recupero il tutto. In libera, apro fino al mio limite a vista, oltre questo, è normale qualche passo in artificiale per progredire. In seguito penserò a liberare, ma non è un dramma; molti tiri non hanno concesso al loro apritore di passare...
Ci si prende dei bei rischi ad aprire, riesci a stare sempre tranquillo? Grossi voli non ne ho fatti, in genere si tratta di rischi calcolati. Stesso discorso quando apro in solitaria, anche se è diverso perché devi essere carico al cento per cento. Non dimenticare che sono abituato al tipo di roccia. Qualche spavento, comunque, me lo sono preso, se è questo che vuoi sapere.
Piace molto il tuo stile; pochi spit, protezioni veloci da piazzare, per tiri spesso molto lunghi. Perché apri così? L’hai detto, è il mio stile e a molti piace. Spit dove necessario, al resto ci pensano friend e nut.
E in placca? Dipende dalla zona e dalla via. Un angelo caduto dal cielo (Onsernone) è superprotetta, già Max Frisch ha un'altra concezione. Era una delle prime, insieme a Trango, e all’epoca ero più allegro in apertura. Solo recentemente ho aggiunto qualche spit. In genere la zona dell’Onsernone è ben protetta, in Calnegia le vie sono più severe. Ripeto, è una questione di stile. Pensa alla val di Mello, su alcuni tiri non ci sono le soste! Sulle mie vie si possono fare dei bei voli, ma non sono pericolose. Le considero plaisir.
Dicevi di Max Frisch, l’hai riattrezzata? No, ho solo aggiunto uno spit sul secondo tiro e accorciato la sosta del primo. Ultimamente cerco di aprire proteggendo in modo più regolare anche sul facile. Non devo dimostare nulla sul 6a. Apro per mio piacere, per andare a ripetere, non mi interessa troppo cosa pensa la gente. Logicamente mi fa piacere se chi ripete trascorre delle ore divertendosi e in un bell’ambiente.
Arrampicare per divertirsi? Sì, l’arrampicata è un gioco e i giochi divertono. Non bisogna stressarsi, prenderla troppo seriamente.
Alcuni, da sempre, sostengono che lo spit rappresenti la dissacrazione dei valori etici dell’alpinismo. Come vedi la questione? Lo spit rappresenta l’evoluzione dell’alpinismo; non ci fosse, bellissime vie moderne in placca non esisterebbero. Pensa a tutte le vie anche famose in Wenden, Sanetsch, per non parlare della zona del Bianco. Lo spit fa già parte della storia. Tengo a precisare che associo questa protezione all’arrampicata moderna. Certe vie classiche non vorrei mai fossero protette in questo modo. Al massimo le soste. Prendi la Petazzi in Alnasca (parete più alta del Ticino) è una classica protetta a chiodi e il suo fascino è quello. L’arrampicata si è evoluta; sugli spit si osa come mai si è osato. Questo con grande rispetto per quello che è stato fatto con le vecchie protezioni. Se non accettassimo cosa ci offre la tecnica arrampicheremmo ancora con la corda di canapa e gli scarponi.
Le vie dell’ultima generazione, bene attrezzate, con pareti al sole hanno ancora a che fare con le grandi imprese dell’alpinismo classico? Alcuni sostengono che si viva nel periodo dell’alpinismo intelligente? Sono d’accordo; come dicevo l’arrampicata, oggi, è concepita come divertimento ed io sono un sostenitore di questo pensiero. Divertirsi osando ma senza ammazzarsi; molti pensano che una via a spit sia qualcosa di pronto e confezionato. Un "usa e getta" applicato alla montagna. In realtà le cose non stanno proprio così; lo spit non uccide l’avventura.
Mi ricordi una persona quando parla del Ratikon… E’ un ottimo esempio. Non sono mai stato, mi hanno parlato di vie bellissime e selettive, di un calcare splendido.
Mai andato? Mai. Mi considero un tipo “casalingo”; sono innamorato di queste valli e di questo ambiente. Poi l’arrampicata non è tutto, pratico molto escursionismo tutto l’anno in particolare d’inverno. Ho un grande legame affettivo con queste montagne.
Ne parliamo dopo. Volevo sapere dell’ambiente dell’arrampicata in Svizzera. Proporzionalmente sono molti i praticanti; più falesia, montagna o boulder?
Non sono molto informato per dare giudizi; si fa un po’ di tutto. Il boulder è molto praticato anche perché sono stati valorizzati spot come Cresciano, Chironico, poi è un ottimo allenamento. Chi si muove su gradi alti spesso ripete itinerari moderni di media montagna anche molto duri, e difficilmente arrampica in quota. Gli arrampicatori di livello medio hanno un campo d’azione più vasto ed è facile trovarli ovunque. Riflettendoci, forse, c’è meno gente che arrampica in falesia, ma posso sbagliarmi.
A proposito di boulder, ti sei lasciato contagiare? Arrampico da sempre sui massi, sono appena tornato da una settimana a Fontainbleau. E’ molto sociale, ci si muove tutti insieme, ci si pompa. Frequento molto Cresciano in inverno. Come ti dicevo, è un ottimo allenamento ed ha regolarizzato un po’ il mio rendimento; non mi sono mai dedicato con costanza all’allenamento.
Ti piace arrampicare su calcare? Sì, permette dei bei movimenti, sicuramente è più da interpretare rispetto al granito e necessita anche di una buona abitudine.
In Svizzera, tralasciando la tua zona, dove arrampichi? Si parla spesso di Wenden, Sanetsch, Salbit… In Wenden ho programmato diverse volte ma, alla fine, non sono mai riuscito ad andare. Molto bella è la Val Bedretto, anche le vie sono interessanti, e, meno, i Denti della vecchia. Considera che quando mi muovo, spesso, vado in Italia; Finale, Arco, Val di Mello e poi spesso in Dolomiti, il mio grande amore. Pensa, ho piazzato migliaia di spit e mi trovo ad arrampicare sui chiodi e su una roccia non sempre buona... ma l’ambiente è affascinante e grandioso; sono diventato molto esigente in merito. Sul Bianco invece ho fatto poco, non è vicinissimo e devi fare i conti con il meteo. Considera che quando mi muovo non cerco la difficoltà, preferisco gustarmi una classica ed immergermi nella natura.
Sei molto apprezzato come fotografo e ti piace viaggiare... due passioni facilmente conciliabili Senza dubbio; mi sono voluto permettere di non avere un lavoro fisso, il tempo libero non è un problema. Ho viaggiato molto e non solo per arrampicare; nell’88 con una piccola spedizione sull’Aconcagua, poi in Patagonia, e diverse volte in Yosemite. Ancora Africa, Madagascar e Argentina. La fotografia è un grande interesse, seriamente ho iniziato nel 1978. Recentemente ho curato la parte fotografica della guida di Cresciano e il mio libro.
Un libro dove montagna, fotografia e testi si fondono… Questo libro è la risultante di tutti questi anni di esplorazione e ricerca nella zona Onsernone-Centovalli, valli dimenticate, lontane dalle masse; il Ticino più apro e affascinante. Si tratta di un libro sulla montagna, sulla natura, e anche un libro di escursionismo e alpinismo, ma questo dopo. Ho cercato di trasmettere con le immagini ciò che realmente queste montagne rappresentano per me, così come il modo in cui le ho vissute. Le fotografie sono state raccolte e selezionate come fossero pietre preziose; è stato un lavoro lungo e mi ha dato delle soddisfazioni.
Quante vie hai aperto? Non lo so, ho sempre il trapano in mano... Tieni presente che ho inziato ad Arcegno con i monotiri, è aumentata la frequentazione, e mi sono spostato in Onsernone, poi in Bavona, Calnegia, Bosco Gurin; ora ho progetti in Val Verzasca.
Nuove in Onsernone? Due, una facile sul 6a protetta bene, Nalan, e una più impegnativa che ho aperto in solitaria, Primula nera, in ricordo di Nelson Mandela. Rimane la bellissima Lady of dream, a destra di DMMP del Petazzi, che purtroppo ha un solo neo, tre spit da tirare. Ideale sarebbe aprire una variante. E, Dimitri, che sono riuscito a liberare solo quest’anno. Per divertirsi consiglierei di iniziare con Via Vegia con proseguimento su Max Frisch, e Trango che rimane un itinerario di classe. Come vie in placca Namasté e Nercmen sono forse le più ripetute e meritano.
In Calnegia? La Val Calnegia è un mondo a parte, un’oasi naturale. Ti senti lontano da tutto, consente di immergersi in un ambiente d’altri tempi. E’ difficile trattenersi in una zona del genere; certo, ci sono novità ma, per ora, top secret.
Non fare così... ragioniamo, almeno qualche indicazione... Quattro vie nuove a 30 minuti da Foroglio; due sul 6a/b, e altre due più impegnative; sono posizionate, poco dopo la cascata, molto prima della placconata dove parte Tsack, Dolce e nera, e le Castioni. Non ti dico altro. Un consiglio, vuoi divertirti? Bene, la via in assoluto più bella in Calnegia è Tis-sa-ack, placca tecnica, movimenti delicati, mai scontati; probabilmente, una delle linee più indovinate. L’ho dedicata al geniale Royal Robbins. Altrimenti ci sono le due Castioni o se hai voglia di farti un bell’avvicinamento puoi risalire la valle e andare al Madone a fare Strani incontri. Sono 3 ore e mezza, ma puoi bivaccare tranquillo.
E Bosco Gurin? Me ne hanno parlato bene, cosa consigli? Chi? E’ un settore relativamente nuovo, a monte del caratteristico paesino walzer, sono in pochi a conoscerlo. L’ultima via, Passaggio in India, è recente. Le particolarità di questa zona sono la roccia, un ottimo gneiss compatto , e la quota intorno a 2000 metri, che permette di arrampicare anche d’estate. I settori sono due; la falesia con vie fino a tre lunghezze e le vie lunghe all’Heij barg. Consigli? La prima ha una roccia al top e merita anche solo per fare monotiri. Come vie senz’altro Sereno variabile, abbordabile, e Liberty. Alla fine delle vie andate in vetta, il panorama è bellissimo!
Il nodo infinito, a quando risale? Al 1995; sono onesto, ritengo non sia un gran via, la giudicherei mediocre. Parte a sinistra della Casarotto e l’ho aperta in solitaria dedicandola a quest’ultimo e Marco Pedrini, mancati entrambi nel 1986. Sono stati i pionieri di questo pilastro. (Sasso Trolcia)
Grazie Glauco, basta così! Non mi hai chiesto una cosa; una via, non mia, che mi piaccia!
Hai ragione, quindi? Magic rampit, Verzasca, Eus, del mio amico Petazzi. 15 tiri di cui 11 spettacolari. Da non perdere!
D’accordo, la conosco, ma è difficile! Mah, 6b+A2 obbligatorio, e 7b A1. Se vuoi, puoi fare anche solo i primi sette tiri. Non esistono solo le vie plaisir…
Anche questo è vero. Grazie.

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Glauco Cugini