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di Maurizio Pellizzon
La Valle Divedro è un sito maggiore del cascatismo moderno. Il luogo è estremamente severo e selvaggio, la vicinanza della strada statale del Sempione non diminuisce affatto l’isolamento dei luoghi, mentre l’inverno rende ancor più intenso l’ambiente circostante. Il sito offre almeno sessanta cascate di tutte le difficoltà e lunghezze. La scelta di cascate che qui proponiamo è un ritratto dell’evoluzione tecnica del cascatismo dal 1984 ad oggi. Naturalmente l’evoluzione degli attrezzi ha nel tempo inciso anche sulla difficoltà delle cascate, alcune delle quali furono aperte con le prime Chacal e Barracuda. Ma anche questa evoluzione nulla ha tolto all’impegno di queste salite. I nomi di coloro che hanno aperto questi itinerari coincide con quello dei suoi scopritori e valorizzatori, tra i quali un ruolo di spicco spetta a Mauro Rossi, guida alpina e grandissimo ghiacciatore, che è stato a buon titolo lo scopritore delle cascate di Gondo (per una ricostruzione del periodo ‘della scoperta’ del ghiaccio nelle Gole, vedi l’articolo di Mauro Rossi). Frequentata da "pochi felici pochi" fino all’uscita della guida, nel 2001, la valle comincia ora a conoscere affluenze più corpose e non è raro vedere più cordate impegnate sulla stessa cascata. Normalmente la stagione migliore inizia verso la metà del mese di dicembre e prosegue fino a tutto febbraio. Prestare estrema attenzione alle condizioni di innevamento in tutta la zona poiché pressoché tutti i pendii sovrastanti le cascate sono a rischio di valanga ed altrettanta attenzione alle discese, specie quando queste non avvengono sulla linea di salita e non si ha confidenza con il luogo. Un’idea utile ad orientarsi preventivamente potrebbe essere quella di lasciare la macchina nel largo parcheggio dinanzi alla parete della Pala di Gondo e da li rimontare i pendii sulla sinistra orografica fino a che la zona principale delle cascate non sarà dinanzi ai vostri occhi, sull’altro versante della stretta valle (questo vale per le cascate a partire da Suspira fino a Titanic). Le difficoltà delle cascate sono espresse con l’ormai usuale doppia scala indicante in numeri romani l’impegno complessivo ed in numeri arabi la difficoltà tecnica. Minotauro, IV,5+, 200 m. (Mauro Rossi e Andrea Bocchiola, 1998) Suspiria, IV, 5, 300 m. (Mauro Rossi e Gaetano Romanini, 1988) Alice, V,5+/6-, 280 m. (Roberto Pe e Maurizio Pellizzon, 1996) Flash di notte, V, 5+/6-, 160 m + 150 m. della facile cascata sottostante (Livio Croppi e Roberto Pe, 1997) Cascata accessibile attraverso la facile cascata chiamata Simplon White. Un chilometro dopo l’abitato di Gondo, dopo una galleria naturale e prima di un lungo paravalanghe parcheggiare la macchina a sinistra su di un ponticello della vecchia strada del Sempione (località Casermetta). Da li la cascata è ben visibile e poco distante (quindici minuti di marcia). Superata Simplon White, uno stretto canale conduce ad una strozzatura rocciosa, aggirarla (V) sulla sinistra e imboccare un canale che finalmente porta alla base della cascata. Con buone condizioni attaccare al centro spostandosi poi a sinistra fino alla base della splendida colonna verticale (terzo tiro e passo chiave). Uscire nel bosco sovrastante. Per la discesa occorre prima risalire di 150 m. il bosco, poi piegando a destra per ripidi pendii (eventuali calate su piante) raggiungere il canale del Grossgigufer (discesa complessa se non si conosce la zona) e da lì, facilmente, la statale del Sempione. Nessi V,5+/6-, 250 m. (Mauro Rossi, Gaetano Romanici e Fabrizio Manoni, 1988) Meeting wall, IV, 5+/6-, 230 m (Mauro Rossi e Andrea Bocchiola la prima parte, Mauro Rossi e Patrick Gabarrou la seconda parte, 1997) Lasciare la macchina come per Simplon White e scavalcare il paravalanghe. Proseguire (direzione Passo del Sempione) fino ad un evidente e grande canale per circa 450 metri. Il canale termina alla base del primo tiro. Cascata che, se in condizioni, offre un’eccezionale scalata in parete aperta. Discesa lungo la via (soste a spit). Diabolik, IV, 5+, 300 m. (Maurizio Pellizzon e Roberto Pe, 1996) Titanic, IV,6, 300 m di cui 180 metri di Diabolik (Maurizio Pellizzon, Stefano de Luca, 2000) Titanik è la cascata che, proprio all’imbocco dell’anfiteatro sottostante il risalto finale di Diabolik, si stacca sul suo lato destro. La cascata offre un’enorme candela chiusa da un grosso fungo strapiombante. Durante la prima salita si dovette superare un breve tratto di roccia (15 metri, Ao e 5c obl.) per raggiungere l’inizio della candela, che, allora, era sospesa nel vuoto. Con buone condizioni di ghiaccio la candela normalmente è collegata al terreno. Discesa come per Diabolik. Buon compleanno, III, 6, 120 m. (Giuseppe Burlone e A. Anchieri, 1996) Il Cascatone, IV, 5, 200 (Mauro Rossi e Roberto Pe, 1986) Cartografia e bibliografia; |
