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di Giorgio Giudici
Himalaya…un concentrato di scintillanti vette che culminano con gli 8848 metri del “tetto del mondo”, l’Everest per noi occidentali, il Sagarmatha per i Nepalesi, il Chomolungma dei Tibetani. E’ qui, nella Valle del Khumbu nel novembre 2003, che ho voluto condurre uno fra i viaggi alpinistici e trekking che annualmente organizzo sulle montagne di tutto il mondo. L’obbiettivo era la salita all’Island Peak o l’Imja Tse della lingua Nepali, cima di quasi 6200 metri, posto proprio sotto l’enorme parete sud del Lhotse e circondata da una serie impressionante di “seimila, settemila e ottomila” fra cui il Makalu, il Nuptse, il Baruntse e l’ardita piramide dell’Ama Dablam. Per arrivare al campo base delle nostra montagna si parte da Lukla, villaggio appollaiato a duemilaottocento metri, famoso per gli atterraggi nel suo piccolo aeroporto ricavato nel ripido versante e base di tutti i trekking e spedizioni alpinistiche della regione dell’Everest. Da qui partono lunghe carovane di yak e portatori, carichi di merci che fornirscono i numerosi e colorati villaggi situati lungo l’interminabile vallata. Il più conosciuto è sicuramente Namche Bazar, nido d’aquila e cuore del Khumbu, centro di commercio e di scambio con le popolazioni tibetane. Poi Tengboche, sede del monastero buddista, Pheriche bivio sulle strade dell’ Everest e del valle dell’Imja; infine Chukhung, ultimo villaggio, poco più di un alpeggio, dove convergono le enormi lingue dei ghiacchiai del Nuptse, del Lhotse e dell’Imja. Il tramonto è spettacolare! Dal punto di vista tecnico l’Island Peak non è una montagna difficile, in quando i tratti più impegnativi come lo scivolo di neve e ghiaccio posto sotto la cresta terminale e la cresta stessa, aerea e spettacolare in alcuni punti, vengono attrezzati durante la salita con corde fisse, permettendo così una scalata più agevole. Tuttavia dal campo base, posto a circa cinquemila metri, alla vetta, il dislivello è considerevole, più di millecento metri con roccette, neve e ghiaccio e dove lo sforzo fisico rimane alto in quanto a quelle quote l’ossigeno si riduce di oltre il cinquanta per cento rispetto al livello del mare. E’ importante quindi avere un ottima acclimatazione all’alta quota, che viene fatta durante i sette giorni di marcia di avvicinamento al campo base con una salita graduale, senza correre e senza fretta. In questa maniera, oltre a permettere al fisico di adattarsi, si ha anche il tempo di ammirare e gustare il meraviglioso ambiente circostante e la gentile popolazione con la sua straordinaria cultura e tradizione…e poi l’aria misteriosa e mistica… Le parole, di seguito riportate, di Isabella Orietta, che ha partecipato all’ ascensione dell’Island Peak, e scritte quali impressioni al termine del viaggio, fanno capire le emozioni provate in quei magici giorni: Camminando nella Valle dell’Everest Nepal terra di montagne: Nepal terra di fatica: Nepal terra di sogno: Alla spedizione ha partecipato, fra gli altri, un piccolo gruppo di soci del Cai Vigezzo composto da Enrico Cheula, Tiziano Maimone, Elena Bonardi, Riccardo Sattin, Andrea Locatelli ed il sottoscritto. Tutti quanti hanno raggiunto la vetta con grande soddisfazione ed emozione. |




