L'ultima grande avventura
Categoria:
di Paolo Crosa Lenz

L’ultima via sulla parete nord-est della Punta Gnifetti sul Monte Rosa è opera di Patrick Gabarrou e del giovane alpinista catalano Ferran Latorre. L’itinerario, chiamata significativamente Dies Irae a raccontare la terribile bufera che ha accompagnato gli alpinisti nel tratto finale, è stata tracciata il 29-30 marzo 1994 e corre a sinistra della “via dei francesi”. I due partono in piena notte dal rifugio Zamboni per affrontare gli interminabili 2300 m di dislivello della parete. Dopo aver superato il ghiacciaio Signal crepacciatissimo, attaccano verso i 3300 m di quota: l’itinerario alterna terreno misto, pendii di neve, rocce e goulottes ghiacciate. La notte li sorprende all’uscita di un muro strapiombante. Confidando nelle previsioni meteo, attendono su un esile terrazzino che si alzi la luna per proseguire. Ma la notte rimane “disperatamente nera”. Il brutto tempo è in arrivo e devono proseguire nella notte agitata dalle prime folate di tempesta. Ai piedi di un passaggio molto delicato decidono di aspettare l’alba. A mezzogiorno raggiungono la Capanna Margherita dove restano bloccati due giorni da venti a 150 km/h e temperature a -30°. Semiassiderati, dopo 48 ore di immobilità, Gabarrou e Latorre iniziano l’interminabile discesa di 3000 m su Alagna. Skilift e funivie sono fermi per il vento, “qualche baita di pietra semisommersa dalla neve ricorda un lontano villaggio himalayano”. I pendii sono deserti; sopra Alagna i due incontrano l’amico Gérard Long che, dopo giorni di angoscia, è partito per andar loro incontro.

Per le condizioni in cui è stato tracciato è difficile valutare obiettivamente la difficoltà di Dies Irae e Gabarrou propone un “TD (?) in difficoltà tecniche assolute”. Un cosa emerge da quest’ultima grande avventura: il terreno dell’alpinismo classico non è ancora esaurito.