L'evoluzione dell'arrampicata in Ossola, la mia esperienza
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di Alessandro Manini

Avevo 16 anni all’inizio degli anni 80 quando mi iscrissi al corso di alpinismo organizzato dal Cai di Villadossola. Partecipavo con grande entusiasmo alle lezioni, mi affacciavo ad un mondo di montagne e pareti che sentivo appartenermi e che mi avrebbe regalato, nel corso degli anni, momenti ed emozioni forti ed indimenticabili. Era l’anno delle “bollicine" di Vasco Rossi, iniziavo a familiarizzare con i materiali per l’arrampicata, a muovere i primi passi in verticale e a stringere i primi appigli. E’ passato del tempo, ma ancora oggi posso dire che la passione per questo sport è viva in me con la stessa intensità di allora e, credo che non mi abbandonerà nemmeno in futuro. Nella zona in cui sono cresciuto mi recavo a scalare a Cuzzago in compagnia dell’amico e compagno di arrampicata Giorgio. Cuzzago è un bel sito caratterizzato da svariati grossi massi sparsi nel bosco; è un luogo adatto per iniziare ad arrampicare anche se non mancano vie più impegnative... è per tutti. Noi salivamo le vie più semplici, lui con gli scarponi ed io con le scarpe da ginnastica; in seguito acquistai un paio di pedule di un numero più grande per poterle sfruttare anche l'anno seguente, che tempi... Si capisce che eravamo agli arbori di questo sport, il quale stava gradualmente affondando le radici proprio in quegli anni. Allora arrampicavo saltuariamente ma c'era un appuntamento annuale al quale non venivo mai meno. Si trattava della trasferta a Finale Ligure durante il periodo della festa dei Santi. Chi non conosce Finale? Si cambia aria e si cambia roccia. Si scala su un bel calcare praticando un'arrampicata diversa da quella della nostra zona. Per me Finale è appagante sia per lo sport, sia per i luogo. Quattro giorni di sano divertimento con amici pronti ad arrampicare durante il giorno e a fare baldoria la sera. Le emozioni più forti però si provavano quando si arrampicava, considerando che molti di noi avevano scarsa esperienza e gli spit non erano ancora in uso. La passione, il gusto della scoperta e lo spirito di gruppo erano il motore che ci spingeva a fare bene e, per me a cercare, di lì in poi, di fare meglio. Dalle pareti di Cuzzago sono passato a quelle del Gulliver a Villadossola; una falesia caratterizzata da una arrampicata tecnica e di precisione con una bellissima fessura di 6a. In seguito sono arrivato Balmanolesca.

Familiarmente chiamata Balma, è qui che è nata l'arrampicata sportiva in Ossola. Negli anni '80 Re Azul 7b/c è stata la via di riferimento per gli arrampicatori e, Diablo il primo 8a+. Ancora qui è stato raggiunto l'apice con della difficoltà in Ossola, A denti stretti, 8b+. Era il 1984 e Balma per me è stato amore a prima vista. Mi è piaciuta da subito, già dai primi due tiri del Sentiero degli gnomi e devo dire che la sua severità si accusava immediatamente. Quando terminai il servizio di leva decisi di dedicare più tempo all'arrampicata; cominciavo ad avvertire il desiderio di migliorare, di sfidare me stesso e mettermi a confronto con altri arrampicatori. Così iniziai ad allenarmi. I primi allenamenti consistevano nel totalizzare un numero di trazioni fatte sul balcone della mia abitazione... Correva voce che le trazioni "facessero bene", notizie che giungevano attraverso rare riviste che trattavano di arrampicata, nelle quali si leggeva che i francesi Edlinger, Berault ed altri big per allenarsi usavano fare trazioni; così io feci altrettanto. Concludevo anche qualche traverso sfruttando il muro di una cascina diroccata... non pensavo al rischio che potesse crollare tutto! La vera svolta negli allenamenti però, ci fu quando trovati due pesi da circa 6 kg ciascuno, decisi di utilizzarli appendendomeli alla cintola per fare poi le trazioni alla sbarra. Sbarra... si trattava di un trave tondo attaccato al soffitto della legnaia... Beh! Fu così che riuscii nel 1988 a salire Re Azul a Balma; la feci mettendo i rinvii dal basso mentre salivo. Era una regola ferrea a quel tempo! Solo dopo circa tre anni l'arrampicata in Ossola vide un innalzamento sensibile della difficoltà ed avvenne con la prima salita in libera di Diablo, 8a+. Era il 4 agosto del 1991 quando afferrai la catena di questa bellissima via! Sino ad allora la massima difficoltà era arrivata al grado di 7c+ delle due vie Folli follie e The riddle. Quando liberai Diablo a Balma non ero in grado di dare una valutazione precisa in quanto non avevo alcuna esperienza sulle vie di difficoltà così elevate anche se ero quasi certo che fosse almeno 8a. Solo qualche mese più tardi fui sicuro del grado. Complice fu un breve viaggio che feci in Francia a Cimai; qui provai Orange mecanique, una famosa via di 8a già salita da diversi big del momento, con valutazione della difficoltà più volte confermata. Mi resi subito conto, anche se non la salii pulita, come questa fosse meno difficile di Diablo. Quindi il grado si alzò a 8a+, confermato poi neglia anni a seguire da diversi arrampicatori che la provarono. Diablo ebbe una sola ripetizione.

Nei cinque-sei anni che seguirono, salii e, il più delle volte liberai, vie di grado 8 tra le più significative; Messaggio agli spiriti 8a (1992 Macugnaga), Energia, 8a e Profondo rosso, 8a (1993, Balma), Omaggio a Vulloz, 8a (1994, Sempione), Il giglio, 8a (Vigezzo), e nell'aprile del 1995 liberai A denti stretti a Balma, via che ha rappresentato, quantomeno fino ad oggi, la massima difficoltà in Ossola. Di questo bellissimo 8b+, come ormai è noto, è rimasto ben poco, così come le altre vie che "vivevano" a Balma. Infatti a causa del riempimento di materiale edile per la costruzione della nuova strada, ancora non terminata..., in direzione Sempione, la falesia è stata seminterrata e con lei quello che fu un habitat per gli arrampicatori e non solo... Gli anni '90 si sono resi protagonisti di un avvenimento che ha rivoluzionato il pensiero dell'arrampicata, ossia l'introduzione delle prese di resina, pannelli, e strutture artificiali che hanno modificato i metodi di allenamento e il modo di arrampicare. Si preferiscono alle vie verticali e tecniche, quelle molto strapiombanti ed atletiche, tendenza accentuatasi con l'avvento delle gare e dei loro itinerari certamente più spettacolari ma tecnicamente meno elaborati. Questa tendenza ha dominato per molti anni ma, ed esprimo un mio personale pensiero, noto un discreto riavvicinamento a vie più tecniche e a movimenti molto meno prevedibili. Negli ultimi anni vengono scoperte nuove falesie, tra le quali quella di Gondo, il Cippo con tre itinerari ardui, Andremo, Alcesti e Gondo crack. Chiodai quest'ultima diversi anni indietro; provata per un breve periodo, l'abbandonai... momentaneamente si intende! Gondo crack rappresenta per me il futuro e forse anche un passo avanti per quanto concerne la difficoltà dell'arrampicata in Ossola.

Ecco raccontata la storia di questo sport legata alla mia storia personale. Non posso concludere senza fare alcune riflessioni di carattere meno tecnico, senza pretese filosofiche ma con un occhio di riguardo a quello che è il "pensiero arrampicata". Credo di poter affermare che chi pratica l'arrampicata possa sentirsi privilegiato in quanto si tratta di uno sport che, come non tutti, copre un range di età molto ampio, e che può accompagnarti fisicamente per tutta la vita a qualsiasi livello sia esso praticato. Allora si può dire, uno sport per tutti! Il luogo della propria appartenenza può influire, anche se meno che in passato, e comunque da sempre anche chi vive in città o in luoghi lontani dai monti può iniziare ad arrampicare, conoscere luoghi nuovi, gente nuova, etc... Ecco che l'arrampicata diventa qualcosa che va oltre lo sport e che permette a chi la pratica non solo di provare emozioni forti. Infine, può sembrare eccessivo sostenere che l'arrampicata non sia solo concepibile come gesto ma anche come bellezza naturale, una forma d'arte? Sono rimasto affascinato più volte da alcune vie, vengo catturato dalla bellezza della loro linea, amo osservarle come si fa con un quadro che trasmette emozioni.

Questo è uno sport che può dare certamente appagamento e soddisfazione ma proietta anche il tuo pensiero sempre verso il "dopo"; dopo un passaggio ne segue un altro, dopo la catena segue un'altra via, dopo un'altra via segue nuovo progetto... E così si crea uno stretto legame tra corpo e mente, un continuo intersecarsi di gesti e pensieri che aiutano il processo di miglioramento fisico e mentale, sviluppando la nostra elasticità di movimento sia del corpo, che della mente. Alla luce di queste mie riflessioni devo dire che sarei felice di poter assistere ad un maggior interessamento allo sport arrampicata in Ossola da parte delle nuove generazioni inteso anche come sguardo rivolto alla bella natura della nostra zona che ha offerto e che ancora offre molto nonostante la sua apparente "chiusura" morfologica. E chissà che, tentando di fondere l'elemento arrampicata con il pensiero di praticarla anche fuori, non possa essere d'aiuto vivere questa disciplina a partire da casa nostra, nel nostro "quadro" quotidiano, arricchendolo con le nostre opere, per poi spingersi oltre i nostri scenari. Scrivendo queste pagine ho compiuto un viaggio a ritroso nel tempo che mi ha riportato alla mente momenti trascorsi con amici che oggi non sono più con noi e li ho ricordati con affetto... Giuseppe (Geppo), Marco (Kiuni), e Dario. Tra queste righe ci sono anche loro.

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Alessandro Manini