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di Paolo Crosa Lenz
Nell’aprile 1975 Tino Micotti partecipò ad una “visita di studio” in Galles per conoscere le nuove tecniche di arrampicata elaborate nel mondo anglosassone. Del gruppo italiano di istruttori nazionali del CAI, guidato da Franco Alletto, facevano parte anche Renato Casarotto, Gianluigi Vaccari, Roberto Chiappa, Toni Gnoato, Sergio Martini, Carlo Zonta. La visita, su invito del British Mountaineering Council, durò una settimana ed ebbe come sede il Centro di alpinismo di Plasy Brenin nel Galles nord-occidentale dove gli alpinisti italiani arrampicarono nei luoghi storici dell’arrampicata inglese: il Llanberis Pass e il Clogwin d’ur Arddu, falesie alte poche decine di metri in mezzo alla campagna o a picco sul mare. Ad accogliere i nostri c’erano alpinisti del calibro di Pete Livesey, Pete Boardman, Joe Tasker e la forte arrampicatrice Jill Lawrence che gli italiani soprannominarono subito “cespuglio” per i folti capelli ricci. Fu non solo l’incontro tra il vertice dell’alpinismo italiano e il meglio di quello anglosassone, fu l’incontro-scontro tra le tecniche di scalate in alta quota e l’arrampicata di falesia. Insomma, scarponi e martello contro scarpette a suola liscia e nuts; il casco e i capelloni. All’inizio i nostri non riuscirono ad alzarsi su quelle pareti brevi e lisce; Renato Casarotto pronunciò la celebre frase “I xè superiori” e andò a comprarsi un paio di EB. Poi i nostri “rubarono il mestiere”. Al ritorno in Italia, Tino Micotti tenne una storica conferenza al CAI di Omegna dove presentò per la prima voltà le scarpette di arrampicata (le mitiche EB), dadi e nuts, ma soprattutto la nuova etica dell’arrampicata. Così arrivò fra i monti del Verbano Cusio Ossola la rivoluzione dell’arrampicata moderna. |
