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di Paolo Crosa Lenz
Estate 1992: Fabio Jacchini, giovane guida alpina di Macugnaga realizza una grande impresa di “alpinismo atletico” che unisce difficoltà elevate a velocità di salita. Da Pecetto (1358 metri) in cima alla Jazzi (3804 metri) e ritorno in 4h 14 minuti. Sono 2500 metri di dislivello in salita e in discesa; in mezzo ci sono 300 metri di V - VI grado, 750 metri di II - III grado e 400 metri di ghiacciaio ripido. Con il supporto tecnico dei finanzieri del SAGF (cronometraggio e collegamenti radio), Fabio Jacchini parte alle 5,52 da Pecetto (pantaloni corti e scarpe da ginnastica); alle 7 è alla base del "triangolo della Jazzi". Si infila le pedule da arrampicata e inizia ad arrampicare per 1050 metri di dislivello (300 dei quali di V - VI); alle 8,25 è in cima al triangolo. Indossa l'abbigliamento d'alta montagna e gli scarponi pesanti; continua a salire, veloce e leggero. Alle 9,10 è sulla Cima Jazzi (3804 metri) dove firma il libro di vetta. Macugnaga è inondata dal sole, 2500 metri più in basso. Dopo un rapido sguardo attorno e una stretta di mano all'amico che lo attendeva, Fabio Jacchini si tuffa a valle: scende il ghiacciaio sospeso lungo la "via delle guide", ritorna alla base del triangolo dove indossa le scarpette da corsa e piomba su Pecetto: 57 minuti dalla vetta. Alle 10,07 è di nuovo davanti a casa sua da dove era partito poco più di quattro ore prima. Quella di Fabio Jacchini e del "triangolo della Jazzi" è tutta una storia in famiglia. Trentatrè anni prima, nel 1959, il padre Pierino, con Mario Bisaccia e altri alpinisti, aveva tracciato questo itinerario diretto su quel triangolo di roccia verticale. Poi Fabio: 1 solitaria nel 1985, 1 invernale solitaria nel 1990 e questa salita record nel 1992. E' un ragazzo abituato ad andarci da solo su di lì. Sono passati più di trent'anni da quando è stata aperta la via sul triangolo della Jazzi. Con una differenza. Jacchini padre ha impiegato due giorni a salire e scendere. Jacchini figlio quattro ore. |
