Nella storia alpinistica della Est del Rosa la parete della Punta Gnifetti (4559 metri) costituisce il punto di passaggio dall’alpinismo esplorativo ottocentesco indirizzato al raggiungimento della vetta per la via più logica che segue i punti di minore resistenza ad una forma più “accademica” finalizzata alla ricerca della difficoltà grazie al miglioramento dei materiali e delle tecniche di progressione.
Questa evoluzione, iniziata nel 1931 con la prima ascensione della parete da parte dei francesi Lagarde e Devies, ha trovato il suo punto di massima espansione durante gli anni 90 per merito dello specialista sloveno dell’arrampicata himalayana Bojan Pockar e della nota guida alpina francese Patrick Gabarrou. Il primo riesce a tracciare con alcuni compagni tre itinerari indipendenti lungo la fascia di roccia friabile e ghiaccio sottostante la cresta Signal superando difficoltà fino al VII-; di queste salite esistono pochissime informazioni e altrettanto rare sono le ripetizioni.
Gabarrou ha innalzato ulteriormente il livello tecnico raggiungendo l’VIII grado con la sua diretta alla nervatura centrale, preceduta da una via di ghiaccio meno impegnativa ma comunque sempre di un certo spessore. Quanto ad aura di leggenda anche qui non si scherza; evidentemente ogni nuova realizzazione sulla Est è destinata a non balzare troppo agli onori della cronaca, a differenza di quello che accade spesso in altri gruppi montuosi magari meno rinomati.
Al di là della difficoltà tecnica, tutte le vie aperte su questo versante sono caratterizzate da un notevole dislivello (circa 2400 metri dal Ghiacciaio del Monte Rosa) e soprattutto dalla presenza di forti pericoli oggettivi che le rendono percorribili in sicurezza solo per limitati periodi dell’anno. Sicuramente oggi siamo ormai abituati a ragionare nell’ottica dei cambiamenti climatici e del surriscaldamento globale, però è interessante notare come già nel 1878 il famoso alpinista torinese Luigi Vaccarone scriveva:
"Se debbo dire la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità, lasciatemi confessare che il Monte Rosa veduto da Macugnaga è di un'imponenza che non se ne ha l'idea. Sono duemilaseicento metri di pareti a picco che fan venire l'acquolina in bocca all'alpinista e al... suicida per bene, perché, dopotutto quello che facciamo noi per far conoscere le montagne, non so proprio come ci siano dei minchioni che si ammazzino malamente da un secondo piano!"
I tempi poi non sono molto cambiati!
Il relativo isolamento e la mancanza di punti d’appoggio obbligano poi ad un complesso avvicinamento con forti difficoltà glaciali; è possibile bivaccare sul risalto roccioso dell’”Ospedale dei Camosci” sotto la Punta Tre Amici oppure sulle rocce più basse della nervatura centrale (3286 metri); soluzione che consente di attraversare al pomeriggio il complicatissimo ghiacciaio Signal. Nel 1998 Patrick Gabarrou ha inaugurato l’accesso diretto dalla Capanna Resegotti traversando in discesa i pendii nevosi del Colle Signal.
Di seguito si riporta una breve sintesi delle vie esistenti in ordine da sinistra a destra guardando la parete; le informazioni tecniche riportate sono per la maggior parte tratte dalle relazioni originali delle prime ascensioni.
1- "Gringo" 1250 metri, ED- (VI-, 60/80 gradi): Vanja Furlan e Bojan Pockar, 14-15 Luglio 1990
"Questi due giovani arrampicatori sono stati tra i più attivi e forti alpinisti del loro paese e Furlan ha addirittura vinto il Piolet d'Or per la sua nuova via all’Ama Dablam con Tomaz Humar. Sfortunatamente entrambi hanno avuto una carriera breve: Furlan cadde arrampicando sulle pareti di casa mentre Pockar scomparve nell’Est del Nepal.” (Lindsay Griffin, The British Council Mountaineering website, International News)
Percorsa dai primi salitori in notturna e slegati (tranne che in due lunghezze) inizia sull’estrema sinistra della parete. Dopo aver superato un canale arcuato posto immediatamente a destra di due canalini caratteristici che si incrociano a X prosegue parallelamente alla Cresta Signal lungo un sistema di canalini ghiacciati. Verso i 4000 metri attraversa quindi a destra su misto difficile per raggiungere a 4350 metri l’uscita della “via del Centenario", lungo la quale esce in vetta (V/55 gradi). Ad oggi sono note due ripetizioni: T. Golob e S. Mlinaric (fine Settembre 1993); Patrick Gabarrou e Cristophe Dumarest (22 Settembre 2008).
2- "No Pasaran" 1250 metri, ED (VI+/A0, 85-95 gradi): Matjaž Jamnik e Bojan Pockar, 7-8 Marzo 1992
Questa via risale interamente il canale sulla destra di “Gringo” (95 gradi in corrispondenza della terminale, poi 50/55 gradi per 500 metri, un tratto di misto di circa 200 metri a 60/80 gradi) fino alla base di una fascia rocciosa alta circa 300 metri compresa tra 3800 e 4100 metri. Di qui con 7 lunghezze di corda molto impegnative (VI+/A0, 60/80°) e 200 metri un poco più facili (V/VI, 70 gradi) raggiunge l’uscita di “Gringo” verso i 4300 metri. Nessuna ripetizione nota.
3- "Via diretta Slovena" 1250 metri, ED+ (VII-/A2, 65 gradi): Matjaž Jamnik e Bojan Pockar, 27-28 Giugno 1993
“Una delle vie più dure delle Alpi Vallesane” (Annales GHM 1993)
Itinerario molto esposto alle scariche di sassi e valanghe; i primi salitori hanno iniziato la scalata nel pomeriggio avendo osservato che la parete rimane esposta al sole dalle 5 di mattina alle 4 pomeridiane. La via si svolge sulla verticale della cima lungo un canale a lato della nervatura centrale, quindi incrocia la “via Gardin” sui 3950 metri per ricongiungersi infine con "Gringo" a 4350 metri circa. Non ancora ripetuta.
4- "Via Gardin" 1250 metri, TD (IV+, 50/55 gradi): Adriano Gardin, 18-19 Settembre 1971
"Adriano Gardin il 18-19 Settembre 1971, aprendo da solo la via diretta alla Gnifetti per la parete est, risolve brillantemente quest’ultimo grande problema del Rosa con un’impresa che forse è la più grande compiuta nell’intero gruppo" (Bruno Travaglino, Rivista Mensile del CAI, 1972)
Salita in solitaria nel notevole tempo di 10 ore dalla base, risulta forse l’ascensione più soggetta alla caduta di sassi dell’intera parete, tanto da aver richiesto un percorso autunnale in condizioni climatiche ben studiate. La via supera i pendii nevosi a lato della nervatura di sinistra, quindi ne risale la parte centrale su terreno non difficile ma continuamente battuto dalle scariche. Dopo aver attraversato un altro pericoloso scivolo ghiacciato si porta sullo sperone sottostante la "schiena d’asino" seguendo una serie di diedri verticali (circa 150 metri, roccia ottima), per poi terminare sulla "via dei Francesi". Probabilmente non ripetuta.
5- "Dies Irae" 1250 metri, TD- (prob.): Patrick Gabarrou e Ferran Latorre, 29-30 Marzo 1994
"Eravamo partiti per compiere una lunga arrampicata di roccia, ma la parete estremamente ghiacciata ci costrinse quasi subito a scegliere una linea di piolet-traction evidente e più rapida" (Patrick Gabarrou, VERTICAL 2008)
Aperta in condizioni estremamente difficili a causa del maltempo, questa via si sviluppa lungo un’evidente linea di goulottes ghiacciate sulla destra della “via Gardin” e dopo aver incrociato quest’ultima esce per la "via dei Francesi". Non risultano ripetizioni.
6- "Directe pour Tobias" 1250 metri, ED+ (6c/50 gradi): Patrick Gabarrou e Cristophe Ducros 7-9 Agosto 1998
"Una valanga seppellì Tobias il 16 Maggio 1994; aveva 28 anni. Per lui, in compagnia di Cristophe Ducros abbiamo realizzato nei giorni 7, 8 e 9 Agosto 1998 una magnifica via diretta prevalentemente in roccia (fino a 6c sostenuto) sulla verticale della Punta Gnifetti (4556 m) nel cuore dell’immensa parete Est del Monte Rosa: Directe pour Tobias". (Patrick Gabarrou, website mountainwilderness.fr)
Attualmente la via più difficile della parete Est, risale la fascia di placche compatte sulla sinistra della “via del Centenario”, quindi esce direttamente alla sommità della punta Gnifetti con un tratto di misto definito "di rara bellezza". Non sono pervenute notizie di ripetizioni recenti.
7- "Via del Centenario" 1250 metri, ED (VI/50 gradi): Ambrogio Cremonesi e Paolo Borghi, 5-6 Agosto 1972
“Ricorreva nel 1972 il centesimo anniversario della prima salita alla parete est e abbiamo voluto anche noi in qualche modo festeggiare il nostro Monte Rosa. Il problema da risolvere era la direttissima alla parete Est della Punta Gnifetti. …. Il nostro itinerario, studiato a fondo in precedenza, si svolge verticalmente alla vetta e pur affrontando grosse difficoltà tecniche, riesce ad essere immune dai gravi pericoli oggettivi che invece gli altri due itinerari drammaticamente presentano [Vie “Gardin” e “dei Francesi” n.d.r.]” (Ambrogio Cremonesi, Rivista Mensile del CAI, 1975)
Il primo VI grado della Est. Aperta in esclusiva arrampicata libera e con un numero limitato di chiodi (10 esclusi quelli di sosta), insieme alla “Gardin” costituisce l’ultima grande salita in stile tradizionale prima dell’avvento delle vie moderne degli alpinisti sloveni e di Gabarrou. Questa via supera direttamente la parete della nervatura centrale dapprima per una crestina di roccia e neve, quindi lungo fessure e placche molto esposte ed un grande diedro in parte strapiombante ben visibile dal basso. Nella parte finale oltre la “schiena d’asino” si mantiene sulle rocce alla destra della “variante Diemberger”. Tra le ascensioni descritte è forse, insieme alla “Directe pour Tobias” quella meno esposta ai pericoli oggettivi. É nota una sola ripetizione ad opera di Nino Cavallotti con la guida di Gressoney Arturo Squinobal (18-20 Gennaio 1976).
8- "Via della nervatura centrale" 1250 metri, TD: Remo Minazzi, Dario Palazzolo e Arturo Peirano, 20-22 Agosto 1933
Indicata in alcune guide alpinistiche (Kurz, Saglio-Boffa, Monte Rosa CAI) come una variante intermedia alla “via dei Francesi”, in realtà può essere considerata come un itinerario a sé stante. Dopo aver risalito il ripido pendio tra nervatura di sinistra e centrale si mantiene interamente sul filo roccioso di quest’ultima (più sicuro) fino alla "schiena d’asino". Mancano notizie di ripetizioni.
9- "Via dei Francesi" 1250 metri, TD (III/60 gradi): Lucien Devies e Jacques Lagarde, 17 Luglio 1931
9a) Variante alta: Kurt Diemberger e c., 1956
"Le rocce della cresta che forma la sponda sinistra del nostro grande canale, terribilmente corazzate di neve e vetrato sono inutilizzabili. Bisogna mantenersi sul bordo, là dove l’inclinazione è maggiore; sulla destra passano pietre e ghiaccioli. Su questo pendio luccicante che si innalzava senza fine, chissà quali enormi appoggi avrebbe preparato una guida. Ma gli alpinisti amatoriali respingono tutto ciò; Lagarde non taglierà un solo gradino" (Lucien Devies, La Montagne 1931)
Aperta senza l’uso di nessun chiodo in un periodo in cui la tecnica dei ramponi era molto primitiva ed obbligava al continuo taglio di gradini sulle forti pendenze (ricordo che i primi ramponi a 12 punte comparvero nel 1933) dai due famosi alpinisti francesi esperti del Monte Bianco, è tutt’ora considerata una delle più belle salite delle Alpi. La via risale interamente il pendio nevoso racchiuso da un imponente seracco sulla destra della nervatura centrale fino ad una caratteristica cresta di neve (nota come “schiena d’asino”) situata alla base dell’imponente fascia rocciosa che caratterizza la parte superiore della parete. Da qui proseguendo sulla destra (misto poco impegnativo) si raggiunge un ripido pendio ghiacciato che porta sulla cresta di confine a breve distanza dalla Capanna Margherita. In quasi tutte le ascensioni successive è stata seguita la “variante Diemberger” che sopra la “schiena d’asino” attraversa sulla sinistra per due lunghezze di corda andando a risalire un ripido canale di neve o ghiaccio alto circa 180 metri ed un successivo pendio che conduce al passaggio d’uscita dei primi salitori. Unica via classica della parete conta oltre 20 ripetizioni di cui quattro in solitaria (Alessandro Gogna 17/06/1969; Gianni Comino - prima discesa a piedi, 24/06/1974; Bruno Paglia 15/07/1984 e Mauro Fanchini 16-17/03/1987).
10- "Via trasversale” 1250 metri, TD- (prob.): C.J. Mortlock, W. Noyce e J.R. Saderle, 15-16 Agosto 1959
Di questo itinerario si conosce esattamente il percorso in quanto la salita è stata osservata con il binocolo dal basso; partendo dalla base della nervatura di sinistra si porta verso destra per traversare il pendio seguito dalla “via dei Francesi” sopra il seracco e dopo aver toccato la nervatura di destra esce sulla cresta tra Colle e Punta Gnifetti. Non risultano ripetizioni.
11- "Via della nervatura di destra" percorso parziale 1500 metri, D+ (IV/50 gradi): Massimo Magliola, Giuseppe Mosca con le guide Piero Pironi e Zaverio Zurbriggen, 24 Luglio 1933
11a) Percorso integrale 1250 metri, TD (V+/50 gradi): Walter Romen e Gianni Tagliaferri, 8-9 Marzo 1977
I primi salitori hanno raggiunto la nervatura con una lunga e pericolosa traversata dalla Capanna Marinelli lungo i pendii della punta Zumstein. Dopo un tratto iniziale facile, aggira un ripido risalto e poi prosegue lungo impegnative rocce vetrate e canali ghiacciati fino alla cresta sommatale. La cordata del 1977, utilizzando l’avvicinamento per la “via dei Francesi”, ha risalito integralmente la nervatura dal basso, superando anche direttamente il ripido risalto con una lunghezza su roccia molto difficile. Nessun’altra ripetizione nota.