Cresta Signal 4554
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di Donato Nolè

La giornata è abbastanza soleggiata; sui rilievi Alpini vedo passaggi nuvolosi con ampie schiarite di sole. I venti sono deboli e soffiano da nord est. Lo zero termico è a tremilaottocento metri.

Oggi lunedì 20 luglio 2009, sto camminando con passo regolare sul ripido sentiero che dal rifugio Barba Ferrero sale verso il bivacco Resegotti. Domani con Ezio faremo la cresta Signal, questo bellissimo itinerario classico arriva direttamente alla capanna Margherita, 4554 metri. La cresta divide due valli importanti del Piemonte, “Anzasca e Sesia”. In lontananza sento il rumore di un elicottero che trasporta materiale edile, due operai stanno lavorando per la ricostruzione del rifugio Barba Ferrero. Ho sulle spalle uno zaino dal peso modesto, preparato con scrupolosa precisione ieri sera, tengo in mano la mia affezionata e amatissima piccozza classica, nei tratti dove il sentiero diventa più ripido la uso come bastone. Assorto nei miei pensieri e pensando alla giornata di domani non mi aspetto certo di trovare altri alpinisti. Invece davanti a me, quasi improvvisamente, dove il sentiero gira appaiono due persone, sono seduti su alcune pietre a far merenda, quello con i capelli bianchi credo di conoscerlo, ma sii è Christophe Profit. Ci salutiamo e gli chiedo dove è diretto; Cresta Signal. Ah pure noi, mentre parliamo mi offre qualche biscotto.

Poi ricominciamo a salire insieme. Arriviamo al bivacco Resegotti verso le sedici e trenta, siamo gli unici ospiti. Christophe è molto gentile ed educato, andiamo a riempire le padelle di neve per il the, poi mi rimetto i ramponi e proseguo da solo per circa mezz’ora lungo l’itinerario di domani per vedere come sono le condizioni. Al mio ritorno noto del fumo che esce dal nostro cosidetto nido d’aquila che è situato a 3624 metri. Apro la porta e subito un tiepido calore mi invade la faccia. Belloo! La stufa accesa. E’ quasi ora di cena, anche i nostri amici mettono sul tavolo cibo e mangiamo insieme. Parliamo e ridiamo, Christophe mi racconta della sua via nuova sul K2, delle sue dieci volte da guida con cliente la nord dell’Eiger, poi gli chiedo della sua trilogia alle pareti nord in meno di ventiquattro ore, della salita alla ovest del Petit Dru per girare un film. “Christophe è stato negli anni ottanta inventore e protagonista di salite assolutamente impensabili, per concezione e velocità. Quelle di Profit erano avventure veramente supersoniche.” Poi tira fuori la macchina fotografica e mi chiede se può fare una foto con me! Ah! Questa poi! Mi sento veramente molto piccolo e imbarazzato.

Ricordo che un saggio scrittore disse: “Tutti i grandi sono umili e il loro comportamento con il prossimo è sempre molto naturale gentile e cortese”. Alla fine della serata diventiamo amici e ci scambiamo le e-mail dopo due giorni mi arriverà a casa un servizio fotografico completo scattato durante la nostra ascensione. Il mattino successivo alle cinque e trenta i nostri ramponi iniziano a mordere la cresta di neve che ci porta fino al colle Signal. I Francesi partono dopo di noi, ma al primo risalto ci raggiungono. Poi la salita prosegue in armonia, siamo sempre vicini, e con Christophe ci scambiamo pareri e apprezzamenti sulla qualità del nostro viaggio sul Monte Rosa. Sto scalando in modo tranquillo e sereno ma non posso fare a meno di guardare il grigio cielo che minaccia neve. Infatti qualche timido fiocco sta già volteggiando nella nebbia e in pochi minuti inizia a nevicare decisamente. Ora è tutto coperto di neve cristallina e l’atmosfera diventa magica e quasi invernale. Non sono preoccupato perché so che finirà presto questa imbiancata imprevista. Christophe non perde l’occasione per scattare delle foto fantastiche. Alle undici e trenta siamo seduti nella capanna Margherita a mangiare pane e formaggio e a gustarci la meritata birra. Grazie Christophe per la tua semplicità.