Il giardino di cristallo
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di Mauro Rossi

Salite sulle cascate di ghiaccio nelle Gole di Gondo; l’arrampicata effimera in un terreno di gioco sempre nuovo.

Nelle Gole di Gondo non ci sono solo cascate di ghiaccio e splendide arrampicate su roccia. Ho cominciato ad arrampicare nelle canne dì bambù, sugli alberi ed a Gravellona Toce a conoscere la roccia, con Tiziano, Guido , Carlo e Alberto. Facevo, sui massi del Sasso Nero, tantissimo boulder (solo dopo ho saputo che si chiamasse così) e lì ho incontrato Alberto (Paleari) che mi ha portato nelle Gole di Gondo. Per lungo tempo sapevo solo che Gondo si trovava oltre Domodossola, in qualche luogo non ben identificato, perché salito sulla macchina di Alberto alla mattina presto ed arrivati dopo Domodossola, dove la strada inizia a salire, mi addormentavo e al ritorno dai tentativi o dalle vie nuove fatte nelle Gole, mi risvegliavo sempre nello stesso posto. Quello era per me il luogo dove rifugiarmi, sognare, fantasticare e gioire.

Dopo più di vent’anni, ora conosco bene dov’è situato questo luogo e nonostante adesso ci si arrivi in autostrada e ci sia più gente che lo frequenti, resta sempre una grande zona di alchimia e trasformazione. La mia prima salita di ghiaccio è stata la parete nord della Tour Ronde con Luciano. Poco prima di prendere la funivia per il rifugio Torino, ci eravamo fermati nel negozio di Toni Gobbi per acquistare i ramponi e i miei primi attrezzi da ghiaccio: la Simond Metallic ed il martello piccozza Condor ( il Couloir ai Dru era stato salito con quegli aggeggi appuntiti a me ancora sconosciuti ). Di molti massi e di molte salite ho goduto e poi a Torino, lavorando come guida alpina alla palestra artificiale di arrampicata, ho avuto la fortuna di incontrare splendide persone, tra cui Vittorio con il quale ho incominciato ad aprire ed a scoprire nuove cascate di ghiaccio proprio nel territorio del famoso Giancarlo Grassi. Attraverso uno scambio di relazioni di vie nuove, ci siamo conosciuti e abbiamo iniziato ad aprire nuove vie, cascate di ghiaccio e goulottes su tutto l’arco alpino ed anche in Patagonia.

Nel frattempo i miei occhi si erano aperti e frequentavo le Gole di Gondo anche d’inverno, dove con i primi corsi di piolet-traction si era creato un gruppo di avanguardia che ad ogni uscita portava a casa un regalo scintillante, una nuova prima salita. Principalmente con Gaetano Romanici, il mitico Bubi, abbiamo salito numerosissime cascate di ghiaccio, come Coda di Pavone nel Giardino di Cristalli, ancora irripetute per la sua fragilità, esplorato varie valli, come la Laggintal, la Valle Formazza, la Valle Antrona, ritornando a casa sempre felici e più ricchi, allora pensavo solo di qualche nuova cascata e delle risate con Bubi. Ma la prima grande cascata appariscente delle Gole, il Cascatone di Gabi, l’ho salita con Roberto Pè.

Tutto ciò fino al 1998, che è forse stato per me, l’anno delle grandi cascate nell’ambito delle Gole: Suspiria alla Pala di Gondo, con veramente pochi centimetri di ghiaccio e con Bubi; a distanza di poco tempo, la Coda del Diavolo sempre sulla Pala ma con Giancarlo Grassi, sbalordito dall’ambiente e dalle bellezze delle cascate, e dulcis in fundo Nessi, il mostro delle acque (iniziata con Fabrizio e Bubi e terminata alcuni giorni dopo con Bubi). 
Per alcuni anni, visto che mi ero dato alle spedizioni Himalayane, ho continuato questa esplorazione ma in maniara più pacata ed altri hanno goduto di questo splendido giardino incantato.

Finchè dopo aver sperimentato il trapano a spalla e gli spit nella realizzazione di vie nuove su roccia, aperte dal basso, all’Alpe Devero e nelle Gole di Gondo, ho iniziato una nuova esplorazione delle cascate di ghiaccio. L’esempio più eclatante è il vallone di Meeting Wall, nel 1996-1997 con Sirenetta, la grotta del Lama Blu, il Lama Blu, Pollo al Curry, la splendida e avventurosa Liquirizia con Andrea Bocchiola, anche lui del gruppo di avanguardia e, poco tempo dopo, Meeting Wall, realizzata con Patrik Gabarrou. Anche Patrik, riconosciuto alpinista e ghiacciatore, è rimasto estasiato dall’ambiente, dall’eccezionalità delle cascate, imponenti, tecniche e non lontane dalla macchina. Nel frattempo è iniziata la corsa alle nuove cascate ed i principali esponenti sono stati Roberto Pè, Maurizio Pellizzon (detto Pelli), Livio Groppi (ed altri...) e quasi ogni stalattite o colata di ghiaccio veniva curata e salita. Tutto ciò sino al 1998-99, quando sempre con il trapano in spalla viene setacciata la ValleVaira ed il gruppo di avanguardia è divenuto sempre più numeroso; la voce di questo splendido parco giochi ha iniziato a dilagare e a mietere sempre più entusiasmo. Soprattutto grazie alla spinta del Pelli ha iniziato a prendere consistenza un raccoglitore delle salite nuove e vecchie di ghiaccio con tanto di foto e di itinerario, raggruppando tutte le valli dell’Ossola con in testa la Gola di Gondo. Sulla torta dell’alpinismo, se così possiamo chiamare ciò che io ho praticato, la ciliegina per me sono le cascate di ghiaccio.

L’arrampicata effimera, come la chiamava Giancarlo Grassi, l’arrampicata su ghiaccio, questo elemento che più di ogni altro ci permette di vedere e di provare il continuo mutare della materia, secondo dopo secondo, mi fa sorridere di me stesso quando dico di essere stato il primo ad aver salito quella colata di ghiaccio. Lo sapete bene anche voi, che fate piolet traction, che non si può dire di aver salito la “stessa” cascata di ghiaccio per due volte. Le cascate di ghiaccio sono come l’immagine riflessa di uno specchio che continua a girare su se stesso, ora c’è ed ora non c’è , ora c’è, ora non c’è ed in ogni caso, è solo un’immagine, l’essenza è altro. Cosa posso dire delle Gole di Gondo? Andateci, solo così capirete. Ci sono altri luoghi di arrampicata, altri centri di cascate di ghiaccio, ma li c’è veramente qualcosa di forte. In qualsiasi modo ci andiate è per voi quello giusto; ma anche solo per un attimo magari appesi alle sosta, alzate ed aprite gli occhi e qualcosa di indefinibile vi toccherà ancora di più nel profondo del cuore; sarà sufficiente un battito di ciglia, sentitelo e lasciatelo entrare nei vostri occhi. L’apparente durezza del paesaggio, le linee sfuggenti dei canaloni, baratri ammiccanti, un fascio di luce lontano, l’apparire improvviso del sole, una nuova scintillante colata di ghiaccio, il curioso e fiammeggiante apparire del picchio muraiolo, le sbalorditive pulci del ghiaccio, l’ammiccare dei larici ed il soffio sospetto dei camosci.

Aprite ancora di più i vostri occhi, è lì e lo inalate ad ogni respiro ma non ve ne accorgete. Forse non è necessario andare nelle Gole, ma appena posso mi ci inoltro con gioia e reverenza e voi fate come volete, tanto l’incanto lo respirate comunque. Non vi preoccupate, le Gole di Gondo sono lì per accogliervi e , se siete pronti, per farvi sperimentare e gioire e non ci sarà mai l’ultima cascata di ghiaccio o l’ultima goulotte fantasma per i piccoli uomini che sanno vedere.

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Mauro Rossi