I ghiacciai si sciolgono e con loro diventano liquidi anche i confini. Meglio, si fanno mobili. Perché se in montagna cambia il profilo di un ghiacciaio, si sposta anche la linea che separa gli Stati. Italia e Svizzera stanno lavorando per ridisegnare i confini che nel corso del tempo si sono spostati anche di qualche metro. A dare l’allarme erano stati, quattro anni fa, i tecnici dell’Istituto geografico militare di Firenze che oggi fanno parte della commissione mista che ridisegnerà i confini, con la Swisstopo, agenzia cartografica federale di Berna. Gli uomini dell’Istituto avevano scoperto, durante una normale manutenzione del confine, che la linea di cresta del ghiacciaio e quella del terreno non corrispondevano più. Qualche settimana fa il Parlamento italiano ha quindi ratificato un documento che renderà il confine oggetto di misure e analisi metriche area per area, dopo che verrà approvato anche nella vicina Svizzera.
A spiegare in quali zone si sia rilevato il maggiore scioglimento è il brigadiere generale Carlo Colella dell’Istituto geografico di Firenze: «Si tratta di un’ampia area che va da Chiasso verso il Monte Bianco, sul Plateau Rosà del Monte Rosa, sul Cervino, sul Basodino e sul Gries. Quest’ultimi sono di compretenza svizzera». I confini non erano quasi mai cambiati prima d’oggi, restando, in pratica, quelli dalla Costituzione italiana del 1861; l’ultima convenzione tra Svizzera e Italia fu firmata a Berna nel 1941. Però Colella, che lavora da 35 anni all’Istituto, ricorda come nel 1977 per realizzare l’autostrada Como-Lugano fu necessario spostare il percorso di un torrente e il confine di Brogeda. «Questa volta è diverso - spiega -. Oggi andiamo a ridefinire confini divenuti flessibili perché la linea displuviale del ghiacciaio non coincide più con la cresta della montagna». Per prendere le misure ai monti oggi si usa «la costellazione americana dei satelliti Gps, quelli che vengono normalmente usati per il navigatore, così abbiamo una precisione al centimetro» dice Colella che spiega come, per riequilibrare le porzioni di territorio eventualmente spogliate dai ghiacci, si effettuino dei bilanciamenti, delle equipollenze, per mantenere invariata la porzione di territorio appartenente all’uno e all’altro Stato. «Nei luoghi meno impervi - spiega - si mettono come segnalazione del confine delle piastre di metallo. In questo caso, invece, si usa una descrizione dell’andamento del confine, direttamente sulle carte di riferimento». E i famosi omini di sasso che siamo abituati a vedere sui passi, in montagna? «Lì sotto - spiega - spesso si celano le mire, paletti di legno necessari un tempo per i rilevi topografici». E se il confine potrebbe spostarsi di qualche metro, non sorprende che ci siano alcuni casi di impianti di risalita, in Svizzera, i cui piloni potrebbero trovarsi improvvisamente in territorio italiano.
«E’ stata la prima avvisaglia di quanto stava accadendo ai nostri ghiacciai - dice Colella -. Vorrei ricordare che oggi del ghiacciaio del Gran Sasso non c’è più traccia». La commissione incaricata di ridisegnare il confine si occuperà anche di definire con precisione il volume del materiale sciolto. E sul rapporto tra inquinamento, effetto serra e scioglimento dei ghiacciai, questo il commento tecnico di Colella: «Sicuramente una componente tra cambiamento climatico e scioglimento, c’è. Però è anche vero che negli ultimi due anni abbiamo assistito a nuove precipitazioni nevose che potrebbero invertire il fenomeno. Sempre che i metri di neve accumulata passino indenni l’estate».
(credito testi: Arianna Parsi)
(credito foto: Istituto Geografico Militare di Firenze)

