Cattedrale di Luce
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di Alberto Meazza

Riassunto della serata ”Monte Bianco, Cattedrale di Luce” di Patrick Gabarrou
Mercoledì, 10 dicembre 2008, ore 21 Aula Magna dell’Università dell’Insubria Varese

In occasione della XII Presidenza Francese del Consiglio dell’Unione Europea, questa serata è organizzata della Sezione di Varese del Club Alpino Italiano, il Comitato del Semestre Francese e del JAC Mountain Club del Centro Comune di Ricerca di Ispra in collaborazione con il Comune di Varese, l’Università degli Studi dell’Insubria e della provincia di Varese. Un ringraziamento ad Alexandre Zenié.

Ci ha guidato durante la salita verso la cima del Monte Bianco, raccontando una storia, facendoci sognare ma dal vero sogno, non volevamo più scendere! Patrick Gabarrou ha presentato 300 foto del Monte Bianco durante due ore ai 170 presenti e ha incantato gli stessi. Abbiamo viaggiato con lui nell’escursione alpinistica del Monte Bianco secondo la via normale (che si chiama reale) e la via delle tre cime bianche, secondo il corso del sole dall’alba al tramonto: dal versante nord, versante della Brenva (all’alba), Freney, Brouillard fino al versante del Miage (al tramonto). Dopo il famoso alpinista Walter Bonatti, Patrick Gabarrou ha aperto con tecniche moderne, la via “Grand Pilier d’Angle” di misto con Alexis Long (fratello di cordata), e la via “Divine Providence” di roccia nel “Cirque de la Brenva” con François Martigny. Patrick Gabarrou ha aperto sedici vie moderne sul Monte Bianco a partire dal 1982 dopo l’Hyper-Couloir con Pierre Alain Steiner nel 1992 fino al 2007 durante la quale ha aperto l’ultima via “Jean Chri” nel Pilier del Freney con Christophe Dumarest.

Cattedrale di luce

"Grande montagna per piccoli uomini", così l'ha definita Patrick Gabarrou presentando il suo Mont-Blanc in una serata molto intensa attraverso un magmatico caleidoscopio di immagini carico di forti emozioni personali. "Montagna monarca", non è una barriera che divide, ma ponte tra culture, condiviso tra Francia e Italia è stata tra l'altro recentemente teatro di un'ascensione di un gruppo di 27 donne rappresentanti i 27 membri dell'Unione Europea.

Ben visibile già dal fondovalle antropizzato del Lago Lemano e della Valle d'Aosta il Mont Blanc offre però, sebbene così vicino, l'occasione di conoscere la "perfezione estrema dell'alta montagna con le sue nevi perenni" ed è a questo punto che Patrick Gabarrou inizia a raccontare il perché del suo alpinismo, la chiamata, la scoperta di questo monarca sulle pagine di un libro di Gaston Rébuffat, quando aveva solo 14 anni e viveva a 50 chilometri da Parigi. È a questo punto che irrompe la dimensione dell'inconscio, del sogno, della profonda motivazione del suo praticare La Montagna che oggi regala al suo volto di 56 anni gli stessi sorrisi, gli stessi sguardi ed al suo spirito le stesse emozioni di 25, 30, 35 anni fa.

Dove e quando il tempo limitato della vita umana incontra il tempo dilatato delle ere geologiche della montagna, ecco che da questo ambiente di perfetta armonia che appare di eterna bellezza scaturiscono le domande sul senso più profondo del nostro vivere. Le risposte Patrick le ha trovate nel suo essere alpinista, testimone e ambasciatore di questa armoniosa e prorompente gioia di vivere dell'ambiente delle nevi perenni, che lui cerca di comunicare e trasfondere anche a fondovalle. A questo punto l'azione diventa contemplazione, la montagna luogo di avventura totale, questa gioia ancestrale non resta però isolata, ma si concretizza in un profondo sentimento di amicizia che pervade l'animo di tutti i veri alpinisti aiutandoli a superare gli inevitabili momenti tragici di angoscia e di morte, rievocati attraverso l'esperienza personale sulla via Divine Providence e la storia di Walter Bonatti sul Pilone Centrale del Frêney.

Nessuna domanda alla fine della toccante presentazione: Patrick ci ha regalato sufficienti spunti di riflessione sul senso del suo (...e del nostro?) andar per monti.