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di Marco Lanzavecchia
E’ da qualche mese che nella cassetta della frutta in plastica dove tengo le mie carabattole da arrampicata fa sfoggio di sé una carrucolina rossa che ho comprato in un momento di auto indulgenza consumistico-consolatoria in un negozio di articoli sportivi pensando alla teleferica sul torrente che caratterizza la partenza dell’avvicinamento al monte Eus. Quando c’è di mezzo il mio vecchio amico Moz le partenze sono sempre caratterizzate da incontrollate agitazioni della vigilia: è normale ricevere una media di 20 sms (le telefonate sono troppo care) con proposte alternative, orari alternativi, in senso lato scenari alternativi. Il consolidarsi di tale comportamento è stato quasi trentennale ed anche in questa occasione non si smentisce. Invece io divento sempre più cagasotto e se ai bei tempi valeva il motto: La sera leone il mattino cappone oramai la conigliaggine è riuscita a dilatarsi ad almeno quarantotto ore prima della partenza e si traduce in difficoltà di sonno ed inconfessabili desideri di precipitazioni torrenziali o interruzioni stradali. A completare la cordata, da un passato in cui sembrava irrimediabilmente sepolto, è riemerso il Guidino. Pelatone lungo e snello, egli è arrampicatore di altra categoria rispetto al sottoscritto e nonostante questo infastidisca non poco il mio amor proprio sul terreno dell’alpe la cosa si presenta assolutamente provvidenziale. Come se non bastasse, forse a causa della sua preparazione ingegneristica, è assolutamente assertivo e castiga spietatamente le obiezioni del Moz senza batter ciglio: esercita questo prezioso servizio con apparente nonchalance e da parte mia sono sufficienti accorte manovre elusive e semplice inoltro di sms. Possiedo la vignetta delle autostrade elvetiche e di conseguenza andiamo con la mia auto. Mi convinco che ho già fornito un sufficiente contributo alla progressione della cordata e decido di riservarmi una salita completamente da secondo dedicata ad un buon servizio fotografico. Come è ovvio al momento di preparare lo zaino la famosa carrucolina risulta dimenticata a casa e la cosa non è poi grave visto che il ruscello si attraversa senza nessun problema. Molto peggio la brancicata nel bosco subito sopra ed il seguente interminabile e ripidissimo sentierino che ci porta all’attacco. Ci porta all’attacco? Veramente ci portiamo da soli e mi sembra anche un’operazione molto faticosa… solo il Guidino sparisce verso l’alto risucchiato dall’antigravità e ci precede, credo di molto. Sulla scelta della via ovviamente non c’è questione: Vai col Blues che è di gran lunga la meno impegnativa. La prima metà la tira il Guidino ed il solo mio rantolo è sul passaggio di artificiale (o 7c) dove non mi sembra così banale neppure saltare su dallo spit. Le protezioni non sono poi vicinissime… ma niente di terribile. Ho qualche preoccupazione anche su un traversino alla fine del terzo tiro… un po’ sclipposo. Dopo un friggente tiro di raccordo comincia il diedro e il Moz passa in testa. Salgo da secondo per fotografare il Guidino ma essendo lui straordinariamente più bravo e veloce di me non ho il tempo di mollare un appoggio che lui subito ci mette la sua zampina… ed anche fotografare è un casino perché sta sempre troppo vicino. Mandarlo a stendere non serve: ghigna beato e per la verità un po’ ebete e si muove con la velocità di una serpe. In molte occasioni vinco a stento il desiderio di appoggiargli i miei 900 chili di ciccia sulla punta delle dita… E’ stata davvero una bella giornata e penso che sarebbe bello essere un po’ meno schiappe e poter tornare a fare le altre vie… ma ormai ho paura che sarebbe necessaria un’altra vita… o perlomeno una drastica dieta. foto | creditoMarco Lanzavecchia
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