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Il Monte Mazzarone è una cima minore del gruppo del Mottarone, a Sud della vetta principale, lungo la cresta che delimita la sinistra orografica del bacino del Rio Pescone. Proprio verso il Pescone, sul versante occidentale della montagna, dalla cresta sommitale scendono alcuni speroni di ottimo granito che vanno a morire, 100 o 200 metri più in basso, nei boschi di castagni. L’Anaconda non è una via di arrampicata: troppo discontinua per diventare una classica di questo genere. Non è neanche una via alpinistica: troppo bassa e troppo poco importante la vetta su cui termina. E poi troppi spit e troppo vicini. L’Anaconda è una via d’ambiente, un’escursione verticale in luoghi solitari, con magnifici panorami che si ampliano man mano che si sale finché non si vede dal Barone al Corno Bianco, al Tagliaferro, al Rosa (dalla Vincent alla Nordend, con nitidissime visioni delle creste Signal e di Santa Caterina), alle montagne ossolane, ai paesi e ai monti della Valle Strona e alle altre strutture rocciose del Mottarone, per finire con il lago d’Orta, l’isola di San Giulio e il suo monastero benedettino. Primi tre tiri interessanti, su un granito rosso fantastico. Poi, dopo un comodo trasferimento, la via inizia a risalire uno sperone che scende dalla cresta del Mazzarone: sole, roccia stupenda, qualche tiro divertente su difficoltà medio-basse e poi due lunghezze di aderenza pura. cimaMonte Mazzarone
valleOssola
apritori | chiodatoriGiorgio Francese e Marco Ricci, ottobre 2007 obbligatorio5b
difficoltà5c
sviluppo235 metri, 8 lunghezze
attrezzaturala via è attrezzata con fix da 8 mm che, sui primi due tiri, possono essere integrati da qualche friend, anche grosso. Le soste sono attrezzate con due ancoraggi, da collegare fra loro, fissati con fix da 10 mm; fanno eccezione S3 ed S8, da allestire su alberi. descrizioneLa roccia è un granito rosso sempre buono, eccezionale a tratti come sulla seconda parte di L1 e sugli ultimi due tiri, dove è a grandi cristalli dai bordi taglienti. Risalendo il canale largo ed eroso prima dell’attacco e poi traversando a sinistra, si può giungere alla base o alla sommità di L2 ed L3. Anche la seconda parte della via è costeggiata sulla destra da un canale erboso che consente un accesso più o meno semplice a tutte le soste con l’eccezione di S7. L1- per placca delicata alla base della fessura che si segue prima in verticale, poi verso destra. Dove si esaurisce, se ne esce a sinistra. 25 metri; 5a, A0; 8 fix Si prosegue per un breve canale terroso, ingombro di vegetazione, fino a una forcelletta con albero. Al di là si scende per pochi metri per poi salire, seguendo i segni rossi tra felci e tronchi caduti, alla base della placca soprastante (bollo rosso), senza lasciarsi attrarre da quella sulla destra, che inizia più in basso. Circa 50 metri. esposizioneovest
quota (metri)1145
periodosempre salvo i mesi più caldi accessoda Armeno verso il Mottarone fino alla chiesetta della Madonna di Luciago (915 metri). Si posteggia l’auto nel piazzale e si imbocca il viottolo che inizia costeggiando il fianco sinistro del ristorante. Se ne segue il ramo destro, in salita, tralasciandone un paio che scendono sulla sinistra. In breve si raggiunge un primo colletto su una cresta e si prosegue iniziando un lungo traverso sulla destra, su un sentiero a tratti malagevole (segni bianco-rossi) che scavalca altri due colletti. Sul primo di essi si incontra il contatto micascisti-granito. Il secondo, che si raggiunge dopo 20 minuti dalla partenza, è immediatamente a monte di uno spettacolare monolito, il Sass da l’Om, le cui brevi pareti sono percorse da vie di artificiale. Si ha, di fronte, la valle del Rio Pescone e, al di là, il bel castello di roccia dei Butich, la più frequentata area di arrampicata del Mottarone. Molto più a destra, di qua dal Pescone, si scorgono le placche su cui serpeggia l’Anaconda. Si prosegue sul sentiero, ora in breve discesa, per circa 10 minuti attraversando un primo canale, poi altri due vicinissimi e infine un quarto, più largo ed eroso dei precedenti. Subito dopo, si risale a destra nel bosco arrivando subito alla base del primo salto la cui placca è ben visibile già dal sentiero. L’attacco è circa 3 metri a sinistra del punto più basso raggiunto dalle rocce, sotto la verticale di una fessura ben visibile a circa 5 metri da terra. (900 metri ca., 30-35 minuti dall’auto, nome della via scritto in rosso) discesadalla vetta, voltando leggermente a destra, imboccare una traccia che scende lungo la cresta opposta a quella per cui si è arrivati in cima (alcuni segni rossi molto discreti). In corrispondenza di una prima, modestissima contropendenza si trova un’abitazione. Se ne costeggia la recinzione sulla destra fino ad una stradina asfaltata che si segue per breve tratto. Al primo tornante si lascia la stradina, si supera un varco nella recinzione sulla destra e si continua a scendere fino a ricongiungersi col sentiero dell’andata al colletto del contatto micascisti-granito. Proseguendo, invece, per la stradina asfaltata, si scende fino alla strada del Mottarone e, seguendola in discesa per circa 1 km, si torna alla Madonna di Luciago. Si può anche scendere per il canale, ingombro di vegetazione, a sinistra (faccia a valle) dello sperone su cui sale la via. Dalla base di L4 si ripercorre a ritroso il secondo trasferimento e si scende lungo il canale largo ed eroso che costeggia, sulla sinistra (faccia a valle), i primi 3 tiri della via, fino a intercettare il sentiero di accesso. Sconsigliato. testo | creditoGiorgio Francese
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