|
di Fabrizio Fratagnoli
La scalata in fessura è spesso ripetitiva. Le fessure che solcano una parete, indicano chiaramente dove passare, togliendo all’arrampicatore il gusto di interpretare la roccia. Le fessure ad incastro fanno male e gli incastri di dita sono anche pericolosi, mentre quelle fuori misura sono un vero incubo. Le fessure, molto spesso, sono pure bagnate... Tante volte mi sono chiesto perché mi piaccia scalare in fessura. Ancora oggi dopo vent’anni che arrampico, non ho una risposta precisa a questa domanda. Probabilmente è un’attrazione estetica, ideale. D’altra parte, come non farsi affascinare dalla perfette simmetrie dei diedri, dallo slancio verticale delle fessure e dalle sinuose linee curve delle lame? Come resistere alla lusinga di poter scalare senza lasciare traccia del proprio passaggio, proteggendosi solo con sistemi veloci? Ricordo ancora, come se fosse ieri, lo stupor terrore che, appena maggiorenne, armato di tre friends ed un mazzetto di dadi, forte di un livello di 5into grado in falesia, provai di fronte ai 200 metri di fessura della Bettembourg Thivierge al Pic Adolphe Rey, nel massiccio del Monte Bianco. Da allora sono passati vent’anni: ho comprato qualche friends in più, ho alzato un po’ il mio livello in arrampicata libera e amo ancora farmi attrarre e respingere da qualsiasi fessura che mi capiti di vedere. Agli albori dell’alpinismo l’arrampicata su granito nacque seguendo le linee logiche di salita segnate dalle fessure. Per aprire una nuova via dal basso, era dunque indispensabile possedere, oltre all’abilità tecnica nella scalata, un notevole intuito per riuscire a ricomporre quel complicato mosaico di linee naturali che il caos dell’orogenesi, nella notte dei tempi, creò sulle pareti delle montagne. Solo grazie a fortuna ed esperienza era possibile concatenare, dalla base alla cima di una parete, quell’apparente disordine. Con l’avvento dei chiodi a pressione, la sfida si fece un po’ più semplice: infatti, un muro compatto o una placca liscia, che intervallava un sistema di fessure, non costituiva più un ostacolo insormontabile. Il gioco diventò ancora più semplice quando un certo Ray Jardine, ingegnere per passione ed arrampicatore di professione, inventò i cosiddetti friends, vera chiave di volta dell’arrampicata libera in fessura. Così, negli anni, la continua evoluzione dei materiali per l’applicazione di protezioni fisse e dei mezzi di protezione veloce, hanno reso la vita degli apritori (nonché quella dei ripetitori) molto più semplice. Di pari passo, anche il livello tecnico ed atletico degli arrampicatori, si è alzato notevolmente: tutto ciò ha permesso di rivedere storiche vie in fessura, un tempo superabili solo o parzialmente in artificiale, sotto l’abbagliante ed intrigante luce della libera. E’ per questo motivo che io credo che il fascino della rude arrampicata in fessura, negli anni, non si sia per niente offuscato, anzi... Non si può pensare all’arrampicata in fessura senza che la mente corra veloce alle immagini ed alle storie del tempio americano della Yosemite Valley; così, prima di scrivere queste righe, ho preso in mano una vecchia copia di The vertical world of Yosemite di Galen A. Rowell e l’ho sfogliata lentamente, riguardando le vecchie foto in bianco e nero, rileggendo le didascalie e qualche brano qua e la: è emozionante pensare a quelle pareti ed alle storie che certi uomini hanno scritto su di esse. In Italia e nelle Alpi l’evoluzione dell’arrampicata e dell’alpinismo su granito è andata molto diversamente da quell’americana, ma sicuramente non in modo meno epico. Infatti, anche se dalle nostre parti molti arrampicatori guardano con malcelata esterofilia alle vicende della Yosemite Valley, non possiamo dimenticarci le pagine di grande alpinismo che si sono scritte (e che si stanno scrivendo tuttora) nelle nostre vallate alpine. Ad onor del vero credo comunque che esista tuttora un gap di livello, sull’arrampicata prettamente in fessura, tra gli arrampicatori europei e quelli americani (ovviamente a nostro sfavore). Il gruppo del Monte Bianco, la Val di Mello, la Val Masino, le valli del Gran Paradiso, il Vallone di Sea, il Canton Ticino e la Val d’Ossola sono luoghi bellissimi, dove montagne e pareti affascinanti, sono state scalate lungo spettacolari itinerari in fessura d’ogni grado e difficoltà. Val d’Ossola I monotiri La falesia di Croveo, con oltre 130 monotiri dal 3erzo all’ 8a+, è sicuramente una delle falesie più grosse ed interessanti della Val d’Ossola, e non solo. L’arrampicata a Croveo è veramente varia ed assortita: è quindi possibile scalare su tiri d’ogni genere e difficoltà, tra i quali non mancano diedri tecnici e fessure atletiche. Consigliati: Il treno dei bimbi, 6a; Fessura obliqua, 7a; Istinto naturale, 7b (settore centrale). Un’altra bellissima falesia della Val di Devero è situata in località Osso (a poche centinaia di metri dalla falesia di Croveo); anche questa è una falesia prettamente invernale, posta su di uno stupendo balcone naturale, affacciato sulla valle. Qui i tiri sono solo 26 (divisi tra settore alto e basso) ma tutti molto belli ed interessanti ed una buona parte sono in fessura. Osso presenta difficoltà che vanno dal 6a+ all’8a (più un ambizioso progetto non liberato, che sale una difficile fessura strapiombante di dita) con una prevalenza di tiri di grado 7, piuttosto selettivi. Consigliati: Scaccia pensieri, 6b; Sognando California, 7a (settore basso); Clone, 8a (settore alto). L’alternativa estiva alla falesia di Osso è Goglio (o Esigo); situata anch’essa poco distante da Croveo, immersa in un bel bosco di conifere con esposizione nord-est ed una quota di circa 1.100 metri, garantisce, infatti, un clima accettabile anche nelle giornate più calde. Anche qui sono stati attrezzati circa 25 monotiri, dal 5b al 7b, prevalentemente in fessura, con un livello medio più basso rispetto ad Osso ed un tipo di scalata meno difficile. Consigliati: Centauro, 6c; Virgo, 6a+; Mandingo, 7b. L’alternativa in caso di pioggia si trova dopo la dogana Svizzera, nelle Gole di Gondo, proprio di fronte all’omonima Pala. Qui è stata attrezzata la falesia del Cippo. In questa singolare falesia sono presenti circa 30 monotiri, 14 dei quali rimangono asciutti anche in caso di forti piogge. Le difficoltà vanno dal 6a all’ 8b, più un tiro non liberato che si chiama proprio Gondo Crack. Consigliati: La fessura, 6a; Camoscella-Great roof, 6c+; Osso duro, 6c. Infine non si può dimenticare la prima vera falesia attrezzata in Val d’Ossola all’inizio degli anni 80': Balmanolesca. Purtroppo in seguito ai faraonici lavori per la costruzione di un tratto di strada, con totale noncuranza del valore storico e sportivo di questo sito d’arrampicata, sono stati cancellati i primi metri dei tiri. Quindi restiamo tutti nell’attesa di una futura sistemazione della base della falesia, per poter richiodare i vecchi tiri, ormai abbandonati e ricominciare a scalare su quelle bellissime e difficili fessure. Le vie lunghe Per trovare altre vie in fessura interessanti bisogna salire fino alle Gole di Gondo, situate in territorio Svizzero ma alpinisticamente italiane. Infatti, sia gli arrampicatori svizzeri sia quelli italiani hanno sempre rispettato lo storico confine geografico del Passo del Sempione. La Sentinella è un’imponente struttura alta dai 200 ai 300 metri dove dal 1978 al 1991 sono stati tracciati numerosi itinerari di media difficoltà che presentano molte sezioni in fessure e diedri. Negli anni scorsi ho avuto modo di ripetere quasi tutti gli itinerari tracciati su quest’aerea ed impressionante parete; tra questi Le rondini sanguinarie (A. Paleari, M. Rossi), Phenomena (D. Bossone, R. Colli), Mister Magoo (R. Pe, A. Venturato) e la Diretta (G. Masciaga, R. Pe) sono, a mio giudizio, i più significativi, sia dal punto di vista storico, che da quello arrampicatorio. Solo qualche chilometro più avanti a lato della falesia del Cippo, sul Picco del monumento, si incontra l’atletica ed evidente Fessura del 2ndo tornante (L.Montani, A.Paleari). Proprio di fronte, ombrosa ed imponente, è situata la big wall dell’Ossola: la Pala di Gondo. Su questa grandiosa parete si possono trovare alcune bei tratti in fessura su Raggio di sole (M. Rossi, M. Pellizzon, R. Pe) e sulla Classica (A. Paleari, M. Rossi). Un’altra bella struttura situata in ambiente alpino con roccia sorprendentemente buona e con alcune belle fessure è La Rossa: posta a guardia dell’incantevole piana dell’Alpe Devero, dall’alto dei suoi 2887 metri. Gli itinerari più impegnativi e lunghi si trovano sulla parete est: Nuovo Millennio (M. Pellizzon, R. Pe, S. De Luca, G. Ruffino, F. Vaudo), Infinito Rosso (F. Fratagnoli, F. Pe, M. Pellizzon, L. Sinigiani) e Think red (F. Fratagnoli, M. Ruffin, L. Sinigiani, L. Turchetto). Tutte le vie qui citate sono da considerarsi vie moderne, ovvero con soste attrezzate e protezioni a spit, dove però è anche necessario integrare alcuni tratti con protezioni veloci. Canton Ticino I monotiri La falesia di Prato in Valle Lavizzara è costituita da un impressionante muro bianco striato, strapiombante, solcato da fessure svase e diedri obliqui. Ombra alla mattina e sole il pomeriggio; oltre 50 monotiri dal 4c all’ 8b, (ed un’alta concentrazione di NL...). Posto veramente esaltante e severo. Consigliati: Somea, 6a+; In bilancia, 7b; Kapten Blaubar, 7c. Un’altra falesia estremamente bella, posta in ambiente tranquillo ed assolato è quella di Claro. Divisa in vari settori attigui, la falesia di Claro conta oltre 80 monotiri di tutti i generi, con difficoltà che vanno dal 6a all’ 8c+. Anche qui sono presenti interessantissimi tiri lungo fessure strapiombanti. A riguardo di Claro due note sono però doverose: 1- la strada ed il parcheggio sono privati...evitare più che altrove ogni comportamento scorretto ed invadente; 2- molti tiri rimangono spesso a lungo bagnati, anche dopo periodi di secco. Consigliati: California, 7a; Zigofolies, 7c+; Apnea, 8a; (settore California) Cresciano è un posto ormai famoso in quasi tutto il mondo... però molti arrampicatori ne conoscono solo i massi... Cresciano prima che boulder era arrampicata sportiva: infatti in questi bellissimi boschi di castagni dalla metà degli anni 80 sono stati attrezzati oltre 120 monotiri sparsi in nove diversi settori orientati principalmente a sud-ovest. Ad onor del vero alcuni settori sono un po’ dimenticati ed alcuni tiri meriterebbero una risistemata, nonostante ciò Cresciano merita ben più di una visita. L’arrampicata qui è sempre molto varia ed atletica, con difficoltà dal 5b all’8b. Consigliati: Splendor, 7a (settore Lancio of story); Erminio, 8a (settore Zomp Zomp); L’asem tuca l’Alnasca, 7b+ (settore Beautiful). Altra storica falesia ticinese è quella di Osogna. Infatti proprio in questo bel sito, all’inizio degli anni 80, furono sfruttate, con un limitato uso di spit, fessure e diedri proteggibili, in ottica di arrampicata pseudo sportiva. Attualmente, ad Osogna, sono presenti, divisi in sei settori distinti, 120 tiri di ogni genere, con difficoltà dal 4c all’ 8a+. Anche qui l’esposizione è sud-ovest. Consigliati:Giorno infausto, 7a+ (settore Muro del pianto); Linda poco linda, 6c+ (settore Terribile Bosch); Uretrite, 7a (settore Sotto il parcheggio). L’ultima delle falesie che mi sento di consigliare agli amanti dell’arrampicata in fessura è quella di Malvaglia. In questo sito, su roccia ottima e ben fessurata, sono stati attrezzati circa 100 monotiri, suddivisi in undici settori, con esposizione sud-ovest. Le difficoltà dei tiri vanno dal 4b all’8a, con una prevalenza di grado 6. Consigliati: Cristina precisina, 6b+; Rock’n roll, 7b; (settore Cristina precisina); Tempo di fondue, 7b (settore Tempo di fondue). Le vie lunghe Il Pizzo d’Eus, in Val Verzasca, presenta un’imponente e verticalissima parete di oltre 300 metri, con roccia veramente eccezionale e varia. Su questa impressionante parete esposta a sud (ideale per le mezze stagioni ed in assenza di neve anche per l’inverno) sono stati tracciati sette itinerari di livello medio alto, tra i più belli del Ticino. Fra questi L’Araba Fenice (F. Fratagnoli, L. Petazzi, L. Turchetto) e Gaja (F. Fratagnoli, M. Pellizzon) sono quelli che presentano il maggior numero di tiri in fessura. La parete sud del Poncione d’Alnasca, anch’essa in Val Verzasca, è probabilmente la più estetica di tutto il Ticino: isolata, triangolare ed esposta. Su questa grandiosa parete sono stati tracciati negli anni, diversi itinerari in artificiale classico misto a libera e in artificiale moderno. Solo la bella ed impegnativa Futura (G. Cugini, in solitaria) è totalmente scalabile in libera con alcuni atletici tiri in fessura. Per le ascensioni in Alnasca è conveniente appoggiarsi al bivacco Scorpion: posto veramente incantevole...e più accogliente di un rifugio. La grande parete di Osogna è una delle più grosse pareti di tutto il Ticino: verticale, esposta e caratterizzata da roccia molto fessurata e di ottima qualità. Anche su questa immensa parete sono presenti due vie classiche (miste libera-artificiale, un po’ datate), una via di artificiale moderno e tre vie scalabili. Tra queste va sicuramente segnalata Sognando la Filippa (N. Balestra, D. Petrini) lunga ed impegnativa via in fessura e placca. Sul Poncione di Ruino in Val Bedretto sono state tracciate molte interessanti vie prevalentemente in fessura. La quota abbastanza elevata (2669 metri), l’esposizione a sud, la lunghezza non eccessiva e la varietà degli itinerari tracciati ne fanno una parete adatta per tutte le stagioni (anche l’inverno, percorrendo l’avvicinamento con gli sci, può concedere piacevolissime ascensioni). Tra i vari itinerari in fessura, sono sicuramente da segnalare la difficile Nuovi orizzonti (P. e G. Brenna); la psico Via Lattea (N. Balestra, in solitaria) e la classica Danielli-Pohl (A. Balestra, L. Petazzi, G. Brenna) con variante Pedrini sul 5° tiro. L’ultimo sito che voglio segnalare è il Passo di Maniò: roccia buona ed ambiente plasir di montagna. Infatti questa interessante struttura, posta a circa 2600 metri di quota, offre un buona quantità di tiri in fessura, di media difficoltà, distribuiti fra monotiri e vie di quattro o cinque lunghezze, in parte attrezzati ed in parte da integrare con protezioni veloci. Tra le vie di più tiri, sono da segnalare: Germogli di luce (M. Bassi, D. Deglise); Traccia misteriosa (M. Bassi, D. Deglise); Baila (M. e A. Bassi); Mont Blanc souvenirs (M. e A. Bassi). Voglio inoltre ricordare che, come già accennato, su alcune pareti del Ticino sono presenti anche interessanti itinerari misti (di arrampicata libera e artificiale classico) ed artificiale moderno. Queste vie salgono principalmente lungo muri lisci o fessure fini probabilmente non superabili, o solo parzialmente, in arrampicata libera... Non avendo io molta esperienza in tal senso, preferisco rimandare gli estimatori del genere alle varie guide d’arrampicata. Oltre alle vie citate, non posso trattenermi dal menzionare una nuova via (appena terminata ma purtroppo, ad oggi, non ancora pulita e disgaggiata) che il sottoscritto ha aperto dal basso in compagnia di Marco Bassi, lungo una grande parete del Ticino. Per dare un’idea dirò solo due cose: circa 1000 metri di sviluppo...prevalentemente lungo fessure, lame e diedri...! Conclusioni |
