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di Paolo Dellupi
Venerdi 19 ottobre 2007, al palazzo dei congressi di Stresa, in occasione del sessantesimo della fondazione della locale sezione del Cai si è tenuta la manifestazione Appigli ridicoli. Maurizio Zanolla , Manolo, ha raccontato, supportato da diapositive, la sua incredibile vita verticale. Grande affluenza di pubblico, più di 500 persone hanno seguito la presentazione di uno dei più grandi arrampicatori di tutti i tempi, colui che in Italia ha rivoluzionato il mondo dell’arrampicata. Il Mago è stato il primo italiano ha superare, in libera quelle difficoltà che hai tempi sembravano impossibili. Eletto a mito nella sua specialità, oggi cinquantenne è arrivato al grado di 9a, sogno di parecchi top climber. Incredibile la sua semplicità, il carisma. Avevo già visto una sua serata più di 15 anni fa e anche allora il Mago mi aveva colpito, tuttavia le emozioni e le sensazioni sono state molto diverse rispetto allora. La prima volta che lo vidi avevo cominciato appena da qualche anno a scalare e non riuscivo a comprendere veramente cosa volesse dire giocare con la roccia. Al tempo il Mago non era stata un'ispirazione: Manolo era semplicemente l'uomo dell'impossibile; belle immagini, diapositive mozzafiato, ma non capivo i suoi discorsi fino in fondo. Oggi, dopo molti anni di arrampicata, anche se non sono molto migliorato, ho veramente apprezzato la serata per le immagini sempre belle e per avere ascoltato nuovamente Manolo. Ho visto nel "vecchio" Manolo ancora lo sguardo di un ragazzo; sembra essere sospinto dallo stesso entusiasmo che lo ha portato a scalare vie di incredibile bellezza e esteticità da oramai molti anni. Il tempo è passato e lui è ancora lì, sulle sue Dolomiti, ad inventarsi nuovi tracciati e linee per il puro piacere di scalare al limite. Manolo ha ripercorso attraverso le diapositive levarie tappe della sua vita di alpinista e uomo con profondità e umorismo e un aspetto che mi colpisce è anche la sua semplicità e anche umiltà. Certi discorsi suonano un po' strani in quanto il suo modo di arrampicare è ancora oggi improntato all'accettazione di una soglia di rischio molto elevata. Difficile penetrare il suo modo di vedere il rischio. Lui sostiene che per non farsi male, o peggio, bisogna sviluppare la capacità di prevenire la caduta e saper calcolare come e dove poter cadere. In sostanza scalare in una ragionevole condizione di sicurezza, dove astuzia e ragionamento devo prevenire conseguenze serie. Riferendosi alla sua ultima viain Dolomiti, difficilissima inutile a dirlo, lui dice tranquillamente che se cadi al terzo spit tocchi ancora terra, forse anche al quarto. Insomma voli importanti, su difficoltà elevate. Per lui va bene così, ma lui è il Mago... e aspettiamo sempre da lui una pozione che per lui sembra essere quella della giovinezza in arrampicata, visti i gradi che ancora doma. Insomma difficile riuscire a conciliare i suoi discorsi sulla sicurezza con lo stile con cui apre le sue vie. La sottigliezza dei suoi discorsi sta nel fatto che lui sostiene che stante le protezioni distanziate e accettando un certo rischio, le assicurazioni intermedie e la scelta dell'itinerario devono essere fatte in modo da seguire una linea estetica, di soddisfazione, difficile, al riparo da conseguenze troppo serie da poter essere tollerate nel gioco arrampicata. Almeno questo che ha fatto intendere. E' difficile da spiegare il suo concetto di rischio accettabile. Mi sembra che ci sia un Manolo arrampicatore sportivo che si cimenta sul 9a/9a+, che concatena passaggi estremi in un ottica sportiva, ma in parete Manolo evidentemente da il meglio di sè in fatto di creatività e il rischio è parte dell'arrampicata. La roccia va affrontata in modo leale. Conta la condizione mentale, la concentrazione e la capacità di anticipare dove è assolutamente necessario piazzare lo spit o il friend, sapere dove uno cadrà e dove riesco invece a concatenare i movimenti senza cadere. Lo stesso nella ricerca della linea assecondare la roccia scegliendo lo stile, il ritmo, i passaggi in modo da essere in grado di anticipare continuamente una caduta. Mi è parso di capire che secondo Manolo l'abilità sta nel piazzare le poche protezioni nei punti giusti. Il rischio rimane, e la sicurezza che ne deriva non quella di una via sportiva dove se voli ti fai solo un graffio, ma quella sicurezza relativa di un volo importante. Come dicevo Manolo sostiene che bisogna capire dove si cadrà, arrampicare in modo da calcolare le conseguenze del volo. Lui è caduto e continua a cadere. Gli è capitato di farsi male e gli continuerà a capitare... arrampica e continuerà ad arrampicare. Guardi i suoi occhi mentre parla e rimani stupito dalla loro vivacità, dalla passione per la montagna e la scalata. Un amore profondo della montagna, della roccia, della scalata. Parla di arrampicata e si illumina! Che bello stare a sentirlo! Alla fine, davanti ad un buon bicchiere di vino, ci ha raccontato un po’ delle sue incredibili nuove realizzazioni e noi tutti sognavamo. (foto di Luca Calzone e Massimo Bodi) |



