Placche di Macugnaga
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La conca di Macugnaga presenta, sulla destra guardando il Monte Rosa, una serie di affioramenti rocciosi che hanno sempre attirato l’attenzione delle guide e degli arrampicatori locali che, da tempo, usano alcuni settori come palestra. Incredibilmente è rimasta quasi intatta la struttura più importante: la grande successione di placche che, fra le palestre Bettineschi e Burgener, si innalza dai pascoli di Pecetto fino al Faderhorn (2475 metri), la cima sormontata da una croce ben visibile da Macugnaga. Quasi intatte, perché qualche vecchio chiodo occhieggia qua e là, testimone di brevi arrampicate, probabilmente in artificiale.

valle

Anzasca

apritori | chiodatori

dal basso fra il 1997 e il 2000

obbligatorio

5

materiali

corda singola da 70 metri (salvo via 9)
10 rinvii (salvo via 9)
cordini e fettucce
casco da arrampicata

attrezzatura

spit da 8-10 mm sempre da verificare

descrizione

è bene chiarire che questa parete non presenta le caratteristiche di una falesia alla moda. L’ambiente è relativamente isolato e selvaggio, dominato dall’immensa parete orientale del Rosa. Anche l’avvicinamento, che pure è solo di poche centinaia di metri, è reso complicato dalla vegetazione intricata. Le vie sono state attrezzate con fix da 8 mm ma, qualche volta, la chiodatura può essere lunga. La maggior parte delle soste è stata attrezzata con catene fissate con fix da 8 mm o, in alcuni casi (itinerari 1, 2, 7 e 11), da 10 mm, ma è prudente munirsi di qualche fettuccia per collegare i fix di alcune soste non ancora munite di catena. Inoltre, si raccomanda di verificare gli ancoraggi, battuti ogni inverno da scariche di neve e detriti. Infine, per alcune vie sono disponibili solamente informazioni alquanto parziali. Ma la roccia, il solito gneiss granitoide ossolano, è compattissimo.

vie

1- Negrobau (Maria Rosa Cerina e Giorgio Francese)
L1 (20 m): 5b L2 (30 m): 5b+

2- Passo in loco (Enrico Boco e Giorgio Francese)
L1 (25 m): 5b L2 (25 m): 5b+

3- Senza nome (Giorgio Francese e Fabio Spatola)
L1 (20 m): 6a+ L2 (25 m): 6b L3: 5a, con muschio. Un quarto tiro è stato iniziato ma non completato.

4- Senza nome (Fabio Spatola e compagno)
Due lunghezze di difficoltà elevate. Mancano altre informazioni.

5- Senza nome (Mario Colli e Alberto Borgini)
L1: 6b+ L2: 6b+ con passaggio su cliff hanger L3: 6a

6- La Scala Santa (Giorgio Francese e Fabio Spatola)
L1 (25 m): 5c L2 (20 m): 6a

7- Test (Maria Rosa Cerina e Giorgio Francese)
L1 (30 m): 5a Monotiro di introduzione.

8- Senza nome (Fabio Spatola e compagno)
Monotiro di 30-40 metri, lungo una vecchia linea di chiodi per artificiale. Mancano altre informazioni.

9- Cavolo! Bestiale!! (Fabio Spatola e Giorgio Francese)
L1 (40 m): 6b Lungo monotiro di 40 metri abbondanti. 18 rinvii. Andrebbe diviso in 2 tiri. Necessaria una corda supplementare per la discesa.

10- Senza nome (Fabio Spatola e compagno)
Monotiro di 30 metri. Difficoltà elevate. Mancano altre informazioni.

11- Vacca pazza (Giorgio Francese e Marco)
L1 (30 m): 6a Un secondo tiro è stato iniziato ma non completato.

12- Senza nome (Enrico Serino)
Via di 3 lunghezze. La prima (30 m) è di 5c con protezioni molto distanti. Le altre hanno difficoltà elevate. Mancano altre informazioni.

13- Oh! Bestia!! (Fabio Spatola e Giorgio Francese)
L1 (30 m): 6a Roccia un po’ scivolosa. Nel diedrino a metà, è consigliabile traversare a sinistra.

14- Senza nome (Enrico Serino)
L1 (25 m): 6c (da confermare)

15- Senza nome (Giorgio Francese, Mario Colli e Fabio Spatola)
Via di 3 lunghezze. La prima è di 6a; le altre 2 hanno difficoltà elevate. Mancano altre informazioni.

esposizione

sud

quota (metri)

1500

periodo

da evitare in estate, quando può essere veramente calda, e d’inverno, quando gli impluvi che delimitano le placche (specialmente sulla destra) si trasformano in percorsi preferenziali per le valanghe. Probabilmente, la stagione migliore è la primavera, quando l'intrico di felci alla base della parete è ancora prostrato dal peso della neve appena sciolta.

accesso

da Macugnaga si prosegue verso la frazione Pecetto (1362 metri) e, subito prima che la strada volga bruscamente a sinistra verso la stazione inferiore della seggiovia del Belvedere, si trova un piazzale dove si può parcheggiare l’auto. Ci si incammina fra le ultime case della frazione e poi per pascoli, dirigendosi per via intuitiva verso la base delle evidentissime placche. Attraversata una stradina (d’inverno utilizzata come pista da fondo), si sale sulla sinistra di un torrentello (destra idrografica) fino a trovare un’incerta traccia che taglia obliquamente la boscaglia verso sinistra, poi verso destra, poi ancora verso sinistra raggiungendo la base delle placche, a circa 1500 metri di quota (20-25 minuti da Pecetto).

note

il potenziale della zona è tuttora enorme e, a primavera, si cercherà di chiodare altri tiri, sia a fianco di quelli già aperti (specialmente sulla destra), sia (soprattutto) verso l’alto dove, superando alcune fasce di vegetazione, è forse possibile prolungare gli itinerari verso la vetta del Faderhorn, oltre 900 metri più in alto. Si ringrazia Marco Ricci per le informazioni