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di Paolo Stoppini
I Tepuys sono montagne formatesi a causa della forti azioni erosive avvenute nei corsi dei millenni; sono costituiti da strutture rocciose compatte e resistenti, le cui pareti raggiungono altezze di 600, 700 metri. Le fitte foreste che si trovano alla loro base arrivano sino alla base della conoide morenica, dove il terreno diventa pianeggiante e si estende la Gran Sabana. I Tepuys sono una cinquantina e sono in gran parte localizzati nel sud del Venezuela, nella Guiana grande (regione che si estende attraverso tre stati, l’Amazzonia, lo stato Bolivar e il delta Amacura) Helmut Gargitter già esperto di questa zona ci ha fornito preziose informazioni, tra cui l’indirizzo dello scalatore e fotografo professionista di Caracas Enry Gonzales, il quale incontratolo nella capitale ha subito bocciato il nostro progetto di scalare il Roraima o il Kukenan Tepuy in quanto, seppur molto belli, si trovano all’interno di un parco nazionale e la popolazione locale ne è particolarmente conservatrice. Gonzales ci ha consigliato un altro tepuy, l’Acopan situato più a ovest in una zona abitata dai Taurepan, indigeni gia’ abituati a vedere trekkers e sicuramente disposti ad aiutarci come portatori. Da Caracas in 22 ore di pulman (l’autista si e’ perso) abbiamo raggiunto S.Elena de Uairen, al confine con il Brasile e da qui con un piccolo aereo dopo circa un’ora siamo aterrati a Yunek, un piccolo villaggio poco lontano dalla nostra parete. Gli abitanti ci hanno accolti con grande cordialità e in particolar modo Leonardo, il loro capo, il quale si è messo a nostra disposizione, illustrandoci i prezzi e spiegandoci come dovevano essere i carichi per i portatori. I Taurepani vivono in poche semplici capanne di legno e fango prive di ogni comodita e ogni volta che devono raggiungere S.Elena, impiegano tre giorni di navigazione lungo i fiumi Karuai e Caroni. Dopo l’incontro con questa straordinaria gente i portatori ci hanno accompagnato sotto la parete e in un‘ incantevole radura ai lmiti della foresta abbiamo piazzato il nostro campo. Il giorno dopo guidati dal nostro inseparabile Leonardo abbiamo attraversato la foresta e siamo saliti sotto la parete individuando una bella linea di salita con una sola incognita rappresentata da una zona di strapiombi nella parte alta della parete. Sulla strada del ritorno fortunatamente eravamo accompagnati altrimenti eravamo ancora li adesso a cercare il nostro campo! L’indomani nel rosso del mattino in un’ora e mezza abbiamo raggiunto i ripidi prati alla base della parete. Dopo il primo tiro un po sporco è iniziata una delle più entusiasmanti arrampicate che ci siano mai capitate, su questa roccia arenaria, di colore rosso scuro, durissima e ricca di fessure dove posizionare friends. Cosi, alla sera, stanchi ma soddisfatti per i tre tiri etrezzati siamo tornati al campo e sotto il telone che fungeva da sala mensa, Leonardo con grande tranquillità dopo averci portato da vedere uno scorpione nero grosso quanto una mano prontamente rimesso in liberta a pochi metri dai nostri piedi ci ha detto va a jover ossia sta per piovere e si è ritirato nella sua tenda. Durante la notte è sceso un diluvio e l’indomani dalla parete ovunque scendevano cascate d’acqua obbligandoci al riposo. Abbiamo dedicato la giornata ai nostri diari di viaggio a riordinare il campo e al bucato. Dopo aver fatto il bagno il solito leonardo(nostro angelo custode), ci ha chiamati per farci vedere un serpente proprio vicino alla nostra pozza d’acqua! Era un Mapanares (così lo chiamano gli indios), rettile ancora piu velenoso del serpente a sonagli e particolarmente difficile da vedere perche’ in grado di mimetizzarsi molto bene con il sottobosco.La nostra conoscenza del luogo stava diventando sempre piu’ approfondita! L’indomani, risalite le corde fisse abbiamo ripreso a scalare seguendo una fessura che tagliando il muro verticale porta direttamente sotto una serie di strapiombi che subito si sono dimostrati impegnativi, risultato; dopo poco ero penzoloni qualche metro piu’ sotto e girando per effetto della torsioni della corda ammiravo il panorama verso l’amazzonia brasiliana. Un caldo torrido e la minaccia di forti temporali ci hanno accompagnato tutto il giorno fino al ritorno al campo, oramai al buio. La mattina seguente abbiamo impiegato circa due ore e mezza per risalito i circa 270 metri di corde fisse, in gran parte nel vuoto. La parete diventava via via più strapiombante e ce ne siamo resi ancor più conto quando, buttando giù un masso instabile, questo non a mai toccato la parete schiantandosi alla base a 15 metri da essa. Finalmente nel pomeriggio ho raggiunto Alberto in sosta in cima alla parete, senza poter raggiungerne la cima vera e propria poichè gli ultimi metri di roccia dove la parete si appoggiava erano invasi dalla vegetazione. Anche per questa giornata il caldo è stato nostro fedele compagno insieme agli immancabili temporali che non ci hanno comunque disturbato viso lo strpiombo della parete. Il giorno dopo Sandro e daniele sono saliti per ripetere la via e verificare il giusto grado di difficoltà ai vari tiri La qualità della roccia ricca di fessure e reglette perfetta per arrampicare, ci ha permesso di tracciare lungo i circa 350 metri (9 tiri) di parete quasi completamente strapiombante, una linea favolosa in arrampicata in libera con difficolta costanti dal secondo tiro in su tra il 6b+ e il 6c+ (6b obbligatorio), quasi totalmente da attrezzare, con uso degli spit a tutte le soste e in misura di due, tre per tiro nelle zone dove la roccia compatta non permetteva il posizionamento di alcuna altra protezione, nel massimo rispetto di un’etica che contraddistigue l’arrampicata svolta su questo genere di pareti. Il nome che abbiamo scelto per la nostra via è Asta Luego Taurepan, ovvero Arrivederci al popolo di Yunek a ringraziamento dell’ indispensabile aiuto che la gente del posto ci ha dato, con la speranza di ritornare a scalare in questo posto unico al mondo. |





