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di Paolo Stoppini
Il nostro progetto è nato da un' idea di Pietro, il quale l' autunno 2004 dopo aver dovuto rinunciare alla cima del Cerro Torre a pochi tiri dalla conclusione della via di Cesare Maestri del 1972 (la famosa via del compressore) con un duro rientro in una tempesta di neve è andato nella zona in cui si elevano le altre due principali vette della zona; il FitzRoy e l'Aguja Poincenot, notando su quest'ultima una linea di fessura che taglia verticalmente l'intera parete. Da ricerche fatte a casa sulle fotografie da lui scattate è emerso che nessuno era ancora riuscito a salire quelle fessure, anche se erano gia stati fatti alcuni tentati. Da qui è nata l'idea di tentarne la prima salita. Arrivati a Chalten il 26/10 sera, il giorno dopo nel pomeriggio piazziamo le nostre tende al campo Rio Blanco alla base delle morene del Fitz Roy. Il 29/10 primo giorno di bel tempo saliamo al Paso Superior, 2200 metri, sotto l'imponente parete del Fitz; ancora tantissima neve avanziamo a fatica e pur lasciando parte del nostro carico a meta strada impieghiamo 10 ore anziche le 2, 3 impiegate normalmente. Scaviamo la truna che rappresentera il nostro campo avanzato e ci ritiriamo per passarvi la notte. Il giorno dopo nevica; scendiamo a recuperare il materiale lasciato per strada, richiudiamo il tutto nel nostro rifugio di ghiaccio e avvolti dalla bufera torniamo al campo base. Il 05/11 il tempo si e rimesso al bello e le prime luci ci vedono risalire il ghiacciaio preceduti dai due amici cileni diretti al Fitz. Prima del buio riusciamo ad aprire la traccia nelle neve profonda oltre il campo e fissare una corda sopra il ripido pendio tagliato da due grosse crepacce terminali ( Pietro ne inaugura uno sprofondandoci dentro per qualche metro) alla base del couloir di circa 350 metri che porta sotto la parete dell Aguja Poincenot, nel punto in cui parte la Nostra linea; una fessura che taglia verso l’alto l’intera parete. Ripartiamo alle 2 di notte, risaliamo la corda fissa e quindi i 6 tiri sul couloir che nella parte alta diventa molto ripido e a tratti presenta una crosta di ghiaccio fragile impossibile da proteggere Raggiunta la parete ci aspetta un amara delusione, quello che da sotto non potevamo vedere; la nostra linea e nella parte bassa una grossa fessura cieca verticale improteggibile piena di neve che continuando in alto diventa un enorme camino strapiombante con grosse lame agettanti. Ci mettiamo poco a decidere il dafarsi; nessuno di noi a voglia di provare a rompersi le gambe e prima che il sole scaldi e inizino le scariche battiamo in ritirata. Al Paso Superior ci raggiungono Pelfo e Marcolino ritornati dopo aver raggiunto con altri due spagnoli la breccia degli italiani al Fitz Roy impossibile continuare, in parete c'è troppa neve. Il tempo peggiora, passiamo la notte nella truna e l’indomani scendiamo. Dobbiamo aspettare fino al giorno 11 per avere un altro spiraglio di bel tempo. Ripercorriamo per l’ennesima volta gli oramai famigliari pendii gelati e raggiunto il Paso scaviamo nella neve nuova per cercare l’entrata del nostro rifugio. La sveglia e’ fissata alla 1 e alle 2 ci incamminiamo nuovamente verso la Poincenot; su questa parete liscia e verticale la neve non e’ riuscita a fermarsi e il nostro nuovo obiettivo e tentare la ripetizione della via aperta dal fuoriclasse californiano Dean Potter, che conta una sola ripetizione. Conoscendo gia’ l’avvicinamento quando il sole raggiunge la parete Pietro e già impegnato sulla roccia gelata del primo difficile tiro; nel primo tratto poco solida e difficile da proteggere. Più su fortunatamente la roccia migliora, la via percorre fessure di difficoltà sempre sostenuta ma nelle quali si riescono a posizionare buone protezioni su cui nella parte alta della parete strapiombante mi trovo obbligatoriamente a salire in arrampicata artificiale. Uno dopo l’altro i 10 tiri sono ora sotto di noi, il cielo si sta di nuovo velando e iniziamo la discesa in corda doppia con il rammarico di non essere riusciti a raggiungere la vetta attraverso una nostra nuova via ma comunque entusiasti per questa nostra fantastica scalata. Al rientro al campo alto ci aspettano Pelfo e Marcolino tornati da qualche ora dopo aver salito il couloir all’Aguja Guillame. Il 14 spostiamo le nostre tende al campo base del Cerro Torre dove incontriamo Salvaterra, Garibotti e Beltrami tornati dalla (ri)conquista del Cerro Torre. Appena in tempo; seguiranno 6 giorni di tempo brutto! Ormai cominciamo a capire come funzionano le cose in Patagonia, lunghe attese e un alpinismo mordi e fuggi appena il cielo si rasserena e sfruttando una pausa del brutto tempo lunedi 21, Pietro, Massimo e Pelfo, salgono la via Piola al Mocho. Nel frattempo io sono diretto a Buenos Aires per volare a Caracas e raggiungere i compagni di una nuova avventura. Alpinisti: Paolo Stoppini, Pietro Garanzini, Massimo Caramello, Marco Pelfini, Marco Cunaccia |





